Il Cara di Crotone, Centro di accoglienza richiedenti asilo tra i più grandi in Europa, era in mano alla ‘Ndrangheta: è il quadro inquietante che emerge dall’ultima inchiesta della Direzione distrettuale antimafia guidata dal Procuratore Capo Nicola Gratteri, che ha portato la notte scorsa a 68 arresti, con accuse quali associazione di tipo mafioso, estorsione, porto e detenzione illegale di armi, intestazione fittizia di beni, malversazione ai danni dello stato, truffa aggravata, frode in pubbliche forniture e altri reati di natura fiscale, tutti aggravati dalla modalità mafiose. L’operazione “Jonny” – che ha visto impegnati oltre 500 uomini tra Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza – ha portato allo smantellamento della storica e potentissima cosca di ‘ndrangheta facente capo alla famiglia Arena. Dalle investigazioni, oltre alle tradizionali dinamiche criminali legate alle estorsioni, capillarmente esercitate sul territorio catanzarese e su quello crotonese, è emerso che la cosca controllava, a fini di lucro, la gestione del centro di accoglienza per migranti di Isola Capo Rizzuto e coltivava ingenti interessi nelle attività legate al gioco ed alle scommesse. Nel corso delle indagini è emerso che la cosca Arena, da decenni al centro delle vicende criminali nel crotonese, aveva imposto la propria assillante presenza anche sull’area ionica della provincia di Catanzaro ove, direttamente attraverso i propri affiliati, a mezzo di propri fiduciari nominati responsabili della conduzione delle attività delittuose o attraverso la messa “sotto tutela” di cosche alleate, aveva monopolizzato il business delle estorsioni ai danni di esercizi commerciali ed imprese anche impegnate nella realizzazione di opere pubbliche. Tra il 2015 ed il 2016 infatti, in particolare a Catanzaro, una cellula della cosca, dipendente dalla cosca madre di Isola Capo Rizzuto ma radicata nel capoluogo, aveva perpetrato una serie impressionante di danneggiamenti a fini estorsivi per fissare con decisione la propria influenza sull’area mentre cosche satelliti della famiglia Arena avevano fatto altrettanto nell’area, di rilevante interesse imprenditoriale e turistico, immediatamente a sud di Catanzaro ricadente nei comuni di Borgia e Vallefiorita.
L’INCHIESTA. Le indagini hanno evidenziato l´infiltrazione della cosca Arena nel tessuto economico crotonese e, in particolare, il controllo mafioso, da più di un decennio, di tutte le attività imprenditoriali connesse al funzionamento dei servizi di accoglienza del Cara “Sant’Anna” di Isola Capo Rizzuto. Secondo quanto affermato dagli inquirenti la cosca, per il tramite di Leonardo Sacco – Governatore della “Fraternita di Misericordia” – si sarebbe aggiudicata gli appalti indetti dalla Prefettura di Crotone per le forniture dei servizi di ristorazione presso il centro di accoglienza di Isola di Capo Rizzuto e di Lampedusa, affidati a favore di imprese appositamente costituite dagli Arena e da altre famiglie di ‘ndrangheta per spartirsi i fondi destinati all’accoglienza dei migranti. Arrestato anche il parroco di Isola Capo Rizzuto, don Edoardo Scordio. “L’operazione di oggi conferma che dove ci sono potere o denaro c’è la ‘ndrangheta che sfrutta i bisogni anche dei disperati” sottolinea il procuratore di Catanzaro Gratteri, che aggiunge come dal punto vista giudiziario risulta che “tale controllo andasse avanti almeno dal 2009. Lucravano anche sui pasti. Se, per esempio, la società doveva fornire 500 pasti, ne portavano 300, e gli altri non mangiavano”.
LA POLEMICA. Intanto, divampa la polemica politica: sul blog di Grillo, a corredo di un post vengono pubblicate le foto di Sacco con Renzi, Alfano, Berlusconi e Salvini, intitolato: “Business sui migranti: arrestato Leonardo Sacco. Quelli in foto li riconoscete?”. “Tutti sanno dove nasce il malaffare ma nessuno fa niente, anzi con certi loschi figuri (Leonardo Sacco, presidente della sezione calabrese della Confraternita che gestisce il Cara di Crotone) si fa la gara dei selfie: Berlusconi, Renzi, Alfano – si legge sul post -. Il caso delle foto con Sacco ci mostra che la politica italiana o cambia o muore. Tutti i partiti che hanno governato hanno avuto a che fare con questo personaggio. Esattamente come con Buzzi per Mafia Capitale. Dal Cara di Mineo a Crotone passando per la malagestione di Lampedusa. . . guarda caso, sempre tutti amici del Ministro Alfano. Alfano, la misura è colma: ‘Dimissioni Subito!’”. “Dei Cinque Stelle non mi curo anche perché chi è guidato da un condannato dovrebbe avere rispetto per gli incensurati” replica il responsabile della Farnesina a margine del Consiglio Esteri a Bruxelles. “La verità – aggiunge Alfano – è che ciascuno, facendo politica, ha migliaia di fotografie. Io ho migliaia di foto perché per ragioni di carattere non mi sottraggo quando mi chiedono una fotografia. Non mi pare chi sia stato introdotto nell’ordinamento giuridico italiano il reato di fotografia”. “Mi congratulo per l’operazione fatta dalla Procura di Catanzaro – afferma il ministro degli Esteri -. Congratulazioni al procuratore Gratteri: ottimo lavoro. Chi ruba sull’accoglienza, ruba due volte”. (Roc – 15 mag)