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Tomaso Montanari
conservatore illuminato

it@withub.it by it@withub.it
15 Maggio 2017
in Archivio Il Punto, Il punto HP
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(15 maggio 2017) Nel 1972 Giulio Carlo Argan, critico d’arte e primo sindaco non democristiano della Roma repubblicana, fu purtroppo buon profeta. “La borghesia – scrisse – vuole che i suoi figli seguitino come i padri a inquinare allegramente mari e fiumi, a speculare rapacemente sul suolo delle città e della campagna, a esportare impunemente capolavori nel baule della fuoriserie”. Siamo sempre fermi lì, come chiunque può constatare.

Tomaso Montanari, storico dell’arte e presidente dell’associazione Libertà e Giustizia, ritiene che il degrado – e non solo quello ambientale – abbia tra le sue cause la rinuncia di buona parte degli intellettuali italiani a coltivare un sapere critico, avendo scelto di stare dalla parte del potere. Da qui il titolo – “Cassandra muta” – del pamphlet che Montanari ha scritto per le edizioni del Gruppo Abele, e che spaziando dalla storia dell’arte a quella più modesta del referendum costituzionale, dal saccheggio del territorio a quello della scuola, denuncia il tradimento dei chierici.

A Montanari sembra assurdo che nei decreti attuativi della riforma della scuola la promozione della cultura umanistica sia collegata alla promozione del Made in Italy, che Leonardo da Vinci vada studiato per apprezzare la Maserati, che a Palazzo Pitti si ospitino gli addii al celibato dei milionari, che commissari nominati dal presidente del consiglio possano selezionare 500 professori universitari, che le biblioteche e gli archivi siano in punto di morte per la mancanza di fondi ordinari e di personale, che nel centro di Napoli duecento chiese storiche non siano più state riaperte dopo le scosse del 1980, che negli Uffizi sia consentita la caccia ai Pokemon e che un selfie dello stilista Lagerfeld venga appeso sopra la Velata di Raffaello.

Come si vede, Montanari è quello che un tempo si sarebbe definito conservatore illuminato, e dunque oggi passa per rivoluzionario.

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