Il disegno di legge sul reato di tortura ha ottenuto l’approvazione in Senato, che però non è ancora definitiva: a liberare la strada dall’impasse del testo sono stati infatti i due emendamenti presentati dai relatori e approvati dall’aula di Palazzo Madama, ma le modifiche renderanno ora necessario un nuovo passaggio parlamentare. Si tratta di due emendamenti, già noti, uno che configura la violenza come tortura “se il fatto è commesso mediante più condotte ovvero se comporta un trattamento inumano e degradante per la dignità della persona”. L’altro stabilisce invece che l’aggravante non si applica nel caso di sofferenze risultanti unicamente dall’esecuzione di legittime misure privative o limitative di diritti da parte della Polizia. Approvato anche l’inasprimento della pena minima della reclusione da tre a quattro anni e quello che specifica che la pena della reclusione da cinque a dodici anni si applica al pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio che abbia abusato dei poteri o violato i doveri inerenti alla funzione o al servizio. Il nuovo testo prevede che chiunque, con violenze o minacce gravi, ovvero agendo con crudeltà, cagiona acute sofferenze fisiche o un verificabile trauma psichico a una persona privata della libertà personale o affidata alla sua custodia, potestà, vigilanza, controllo, cura o assistenza, ovvero che si trovi in condizioni di minore difesa, è punito con la reclusione da 4 a 10 anni.
IL MINISTRO ORLANDO Secondo il ministro della Giustizia Andrea Orlando “oggi è stato compiuto un passo decisivo. Il voto a larghissima maggioranza del Senato, con soli 8 contrari e 34 astenuti, ci consente finalmente di sbloccare una fase di stallo che è durata troppo. Il testo, frutto delle necessarie mediazioni parlamentari, ci avvicina all’obiettivo di introdurre nel nostro ordinamento una nuova figura di reato, su cui anche molti organismi internazionali sollecitano da tempo il nostro Paese. Ora l’auspicio è che la Camera approvi in tempi rapidi e in via definitiva la legge, colmando cosi un vuoto normativo molto grave”. Ma ieri sera, a giochi ormai quasi fatti, era arrivato il giudizio decisamente negativo dell’Associazione Antigone e di Amnesty International, che parlano di “una legge internazionalmente impresentabile: l’accanimento con cui si insiste nel limitare la tortura ai soli comportamenti ripetuti nel tempo (un’ipotesi ripudiata solo qualche anno fa dall’intero arco costituzionale) e a circoscrivere in modo inaccettabile l’ipotesi della tortura mentale è assurdo per chiunque abbia un minimo di conoscenza del fenomeno della tortura nel mondo contemporaneo. A questi limiti si accompagna la confusione di una definizione che pare scritta apposta per renderne difficile l’applicazione”. (17 mag – Sis)