Roma, 31 mag – A partire dalla figura del marito, Sergio Bertolotti, pioniere della televisione italiana, Romana De Angelis Bertolotti racconta nel libro “Storia della nascente televisione italiana e dei suoi uomini dimenticati”, in uscita domani nella Collana Odoya Library, storia e preistoria (radiofonica) della nascita della RAI. Il libro mette in luce l’enorme sforzo tecnico di giovani periti industriali, radiotecnici ed elettrotecnici diplomati di tutti gli Istituti Industriali d’Italia che nel Secondo dopoguerra resero possibili le prime trasmissioni. Il primo impianto risale al 1948, quando, all’ombra della Mole Antonelliana, in un cortile ancora ingombro di macerie, Bertolotti e uno sparuto drappello di tecnici diedero inizio alle prove tecniche di trasmissione. I tentativi di installare centri di trasmissione funzionali furono quasi eroici, ma in quegli anni “il disservizio non era contemplato” dato l’enorme sforzo collettivo per far funzionare la TV nella penisola. Per esempio il Centro Beigua (dal monte omonimo) sorgeva in un’area isolata, a 1300 metri di altitudine sull’Appennino Ligure. Unico conforto ai tecnici un particolare “postino”: il pastore tedesco Nestor, che percorreva mille metri di dislivello in salita e in discesa quotidianamente per portare in uno zainetto posta e viveri dal paese più vicino. Peccato che il cane un giorno “si innamorò” e sparì per una settimana, lasciando i tecnici nello sconforto. Alcune tecnologie sviluppate durante la guerra erano tornate utili a Bertolotti e colleghi, ma il know how in Italia non è mai mancato. Romana De Angelis Bertolotti racconta tutto: dall’installazione dei tralicci al faticoso passaggio da una rete a due, fino all’avvento del colore (1976). (PO / red)