Trento, 2 giu – Il 90% degli investimenti della ricerca medica è a beneficio del
10% della popolazione mondiale. Questo il dato da cui parte il dibattito “(Non
tutti) i vaccini sono sexy. Disuguaglianze tra nord e sud del mondo” che
all’interno del programma del Festival dell’Economia di Trento propone la
questione dei vaccini da un punto di vista altro: quello dell’Africa. A
discuterne sono Stefano Merler, epidemiologo matematico della Fondazione Bruno
Kessler, Giovanni Putoto dell’associazione Medici con l’Africa CUAMM e Sara
Ferrari, assessora all’università e ricerca, politiche giovanili, pari
opportunità e cooperazione allo sviluppo della Provincia autonoma di Trento.
“Medici con l’Africa CUAMM nasce nel 1950 – introduce Puotuto – e dallo stesso
nome se ne intuisce l’approccio: l’obiettivo è infatti quello di rafforzare i
sistemi sanitari dei Paesi in cui si opera coinvolgendo le comunità locali. È
evidente – prosegue – che lavorare sulla salute in Africa significa confrontarsi
quotidianamente con le disuguaglianze”. E il tema dei vaccini sembra
rappresentare una lente di ingrandimento per comprendere la disparità
nell’accesso alla salute nei diversi punti del mondo: “La ricerca sui vaccini non
viene decisa in base ai bisogni – continua Puotuto –. Un esempio è l’emergenza
internazionale su ebola: l’occidente si è allarmato e si è iniziato a studiare.
Molto diversa la situazione sul vaccino per la malaria, malattia che
paradossalmente provoca molte più morti. In questo caso dopo molti anni di
pressioni solo nel 2018 verrà introdotto in tre paesi – Ghana, Malawi e Kenia –
il vaccino in via sperimentale grazie a una forte e positiva collaborazione tra
attori pubblici e privati”. (PO / Sul)