In Italia chi è più povero di capacità e risorse è più esposto a fattori di rischio per la salute, si ammala più spesso, in modo più grave e muore prima. Un uomo con la laurea può contare di vivere 5,2 anni in più di chi ha conseguito al più la licenza elementare, ma al Sud un laureato muore prima di un laureato del Centro Nord. Le disuguaglianze di salute sono un muro tra nord e sud del Paese secondo i dati presentati al Festival dell’Economia di Trento da Giuseppe Costa, epidemiologo e professore all’Università di Torino. Il titolo del Rapporto – “Cosa sappiamo della salute disuguale in Italia?” – è anche una domanda e la risposta è “tutto, o quasi”, ammette Costa. “Siamo a conoscenza di come nascono le disuguaglianze e abbiamo a disposizione molte analisi in merito”, ci dice il docente a margine della presentazione del Rapporto. Quello che manca è “una consapevolezza diffusa e un rimando esplicito da parte di tutte le istituzioni, non solo quelle politiche”, ha sottolineato Costa affermando che questo “è anche legato al fatto che le disuguaglianze di salute sono un tema che nell’agenda politica non ha un rappresentante. Non sono come le disuguaglianze di genere che hanno dietro il movimento femminista o quelle retributive che hanno i sindacati: le disuguaglianze di salute non hanno nessuno che le interpreti, che spinga e che faccia pressione”.
INDOSSARE LE LENTI DELL’EQUITA’ – Un tallone d’Achille, un elemento di debolezza a causa del quale si crea una difficoltà maggiore da parte dell’agenda pubblica a prenderne carico: “Ci vuole quindi il doppio dello sforzo per far in modo che queste entrino nell’agenda pubblica e ci rimangano. La difficoltà che abbiamo di fronte in questo momento è di come inventarci questo modo”. Secondo l’epidemiologo non servono strutture che si prendano carico del problema, ma “dovrebbe essere condivisa e lanciata una strategia nazionale, messa a capo non a un dipartimento ma alla responsabilità di ogni singolo ministro e assessore, alle associazioni d’impresa e ai sindacati”. L’appello, rivolto a tutti – istituzioni politiche e non – è quello di “indossare le lenti dell’equità”. Un discorso etico e di giustizia che incontra, e a volte si scontra, con un discorso prettamente economico: in questo senso il Festival dell’Economia “una sintesi iniziale l’ha fatta” e anche se “alcuni argomenti sono ancora controversi e non scontati”, a Trento “si è creato il clima giusto di comunicazione tra questi diversi saperi e punti di responsabilità. Siamo sulla strada giusta”, conclude Costa. (Sip – 4 giu)