Pedopornografia, fake news, dati sensibili in mano ai grandi monopolist idel web. Sono questi, secondo l’Autorità Garante per la Privacy, i problemi più urgenti da risolvere sul web: lo dice la relazione annuale al Parlamento del garante, che nel 2016 ha provveduto a decidere su 227 ricorsi, 122 tra ordinanze e ingiunzioni, 20 pareri al Governo, e a riscuotere sanzioni per 3,2 milioni di euro. Avverte il il garante Antonello Soro che “secondo recenti ricerche, la pedopornografia in rete e, particolarmente nel dark web, sarebbe in crescita vertiginosa: sono 2 milioni le immagini censite nel 2016, quasi il doppio rispetto all’anno precedente. Fonte involontaria sarebbero i social network in cui genitori postano le immagini dei figli”.
FAKE NEWS. E per quanto riguarda la questione ormai annosa delle notizie-bufala, Soro ammette che “tra i rischi di un uso distorto del web e di una certa tendenza all’autismo informativo – per cui si tende a ricercare, in una spirale auto confermativa, le notizie che rafforzano le nostre convinzioni – vi è anche quello delle fake news. Su questo terreno non sono risolutive né la via esclusivamente tecnologica – che automatizzando il riscontro fattuale deprimerebbe ulteriormente il senso critico – né quella penale, che finirebbe con l’assegnare alla magistratura il ruolo di Tribunale della Verità, laddove in democrazia l’esattezza non è conseguibile altrimenti che con il pluralismo dialettico. E con il limite del rispetto dell’altrui dignità, assistito dalle norme anche penali, che tracciano il confine al cui interno non può che residuare un’incomprimibile sfera di libera espressione”.
BIG DATA. Ma c’è anche in ballo l’enorme questione del telemarketing: secondo il garante per la privacy infatti “la combinazione tra la tendenza sempre più diffusa alla condivisione e la centralità dei Big Data per il sistema economico costituisce il fondamento dell’economia digitale, basata sullo sfruttamento commerciale delle informazioni personali e sulla costruzione di modelli identitari omologati e omologanti, per condizionare scelte individuali e collettive. L’identità personale rischia così di ridursi a un profilo di consumatore, elettore, comunque utente che un algoritmo attribuisce a ciascuno, finendo per annullare l’unicità della persona, il suo valore, la sua eccezionalità. Diventa una cifra per Big Data. La tutela della persona rispetto a queste forme di monitoraggio più o meno occulto del proprio comportamento in rete è dunque indefettibile garanzia di libertà”. Un concetto ribadito ancor più chiaramente dalla presidente della Camera Laura Boldrini, da sempre molto attenta alle dinamiche più distorte del web: “Google, Apple, Facebook e Microsoft, insieme, hanno una capitalizzazione di borsa equivalente al Pil della Francia. – ha ricordato – Chi può contrastarli? Ormai sono più potenti dei governi. La dimensione digitale è, sotto molti aspetti, straordinaria, ci apre un potenziale incredibile, ma nessuno ci può imporre di subirne senza fiatare il ‘lato oscuro’. In democrazia non possono esistere poteri che non siano chiamati a rispondere alle istituzioni, nazionali o sovranazionali. (Sis – 6 giu)
