Roma, 27 giu – “Oggi è un anniversario importante: sono passati dieci anni dal Lingotto di Walter Veltroni. Quella proposta è di straordinaria attualità. C’era una visione dell’Italia e del cambiamento necessario. Sul fronte Democratico così come su quello sociale. Penso ad alcuni nodi cruciali: la precarietà generazionale, il nuovo nesso cittadinanza-sicurezza, la modernizzazione dello Stato”. Così Maurizio Martina, vicesegretario del Partito Democratico in un’intervista al Corriere della Sera. “Questo voto – continua – ci dice che la competizione con la destra si misurerà anche sulla capacità di uscire da una discussione tutta tattica e politicista fatta di formule. Dobbiamo superare l’asfissia di formule del dibattito interno al ceto politico, che rischia di essere parecchio lontano dal Paese reale, e rilanciare lo spirito originario del Pd. Anche scrollandoci di dosso questa dinamica per la quale il Pd viene vissuto come il capro espiatorio di tutto. Per farlo, tocca a noi il rilancio progettuale con una iniziativa aperta e inclusiva che si misuri con i temi del cambiamento del Paese è sempre di più con la vita delle persone. Ci concentreremo sul progetto alternativo alla destra e ai 5 Stelle. E questa alternatività deve essere esaltata. Anche perché questo voto ci dice che dove la destra si riorganizza, può far male”. “Queste amministrative – si legge ancora – segnalano anche l’insufficienza dell’idea coalizionale se si rimane in superficie e non si affrontano le ragioni dello stare insieme. Io mi batto per un Pd inclusivo e non ho paura di un confronto largo. Ma se la scelta della coalizione resta astratta o confusa è insufficiente. Per questo dico che occorre rilanciare dallo spirito del Lingotto: aperti e inclusivi guardando agli italiani e alla società prima che ai soggetti politici”. “Il Movimento 5 Stelle esce sconfitto da queste elezioni – conclude – alla prova del radicamento territoriale, si sono rivelati fragili e senza bussola. Hanno fallito. Riemerge insidiosa anche la destra, sia pure a trazione salviniana: quando riesce a organizzarsi con un’offerta elettorale che ha una parvenza di unità, risulta pericolosamente competitiva”.