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Europa e migranti
la fiera delle ipocrisie

it@withub.it by it@withub.it
5 Luglio 2017
in Opinioni, Opinioni HP
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(5 luglio 2017) Che la questione delle ondate dei migranti che investono l’Europa fosse una bomba ad orologeria è stato detto e scritto più volte: ciò che stupisce è la fiera di ipocrisie che si è scatenata per far finta di essere tutti buoni e lasciare invece marcire la questione.
Partiamo dal rinvio al codice del mare di Amburgo che impone il salvataggio dei naufraghi e il loro sbarco nel porto più vicino. Tutti fingono che le masse umane che attraversano con mezzi precari il canale di Sicilia o i mari greci siano paragonabili ai “naufraghi” che sono vittime di disgrazie più o meno accidentali. Ovviamente quel tipo di naufraghi, per così dire classico, sono persone che hanno un loro radicamento e che, una volta salvati come è doveroso, torneranno a quello. L’obbligo di farli sbarcare nel porto più vicino è una regola per evitare che le navi che operano i salvataggi per non avere intralci nei loro programmi se li portino dietro fino ai loro approdi definitivi, rallentando e complicando il ritorno dei naufraghi alla loro vita normale.
Evidentemente non è questo il caso delle masse di migranti disperati, che una volta sbarcati non hanno alcuna intenzione di tornare alla loro vita precedente. Gli stati europei, sempre più afflitti da problemi identitari e con le tensioni che in molti casi derivano da crisi economiche (in atto o temute), non ne vogliono sapere di prendersi carico di questa migrazione e la lasciano sulle spalle di chi non può fare a meno di accoglierla, perché altrimenti incorrerebbe nella colpa grave di lasciar morire affogati migliaia di esseri umani.
L’ipocrisia massima è però quella di fingere che sia possibile non solo distinguere fra soggetti che hanno il diritto di asilo e soggetti che sono semplicemente alla ricerca di migliori opportunità di vita, ma rimandare a casa i secondi, il che risolverebbe la questione perché la percentuale dei rifugiati politici veri e propri è modesta. Si accusa l’Italia di essere poco attrezzata per questo compito e la faccenda è semplicemente paradossale. Se tutto fosse così semplice, non si vede perché i paesi che rinfacciano queste lentezze all’Italia non accettano di accogliere loro i migranti, così potrebbero rapidamente selezionarli e rimandarli indietro. Ovviamente la verità è che tutti sanno benissimo che mandarli indietro è difficilissimo, ci si riesce per una percentuale irrilevante. E allora si arrangino Italia e Grecia e gli altri efficientissimi stati europei staranno a guardare.
Poi arriva la questione dei salvataggi operati in mare dalle ONG. Lasciamo pure da parte il sospetto che vengano fatti spesso in maniera disinvolta, per non dire di peggio. C’è una questione di fondo che va sollevata: questi buoni samaritani del mare salvano a buon prezzo e senza sforzo eccessivo vite umane (e questo è sempre meritorio), ma poi chiudono gli occhi di fronte al fatto che semplicemente li scaricano ad altri senza porsi il problema di quale sarà il destino di coloro che hanno salvato. Non ci vuole molto a sapere che quel destino sarà molto triste, perché verranno sballottati in centri di accoglienza ormai al collasso, non troveranno modo di raggiungere i loro obiettivi (che sono i paesi del Nord Europa e non l’Italia), saranno destinati ad un destino di marginalità che rischia di trasformarli in prede per la criminalità o per il sottobosco degli esclusi. Le ONG si lamentano perché l’Italia cerca di razionalizzare almeno il loro intervento, ma non sappiamo di alcuna di loro, che pure usano navi battenti bandiere di altri stati e sono spesso registrate presso altri stati, impegnata in grandi manifestazioni contro le chiusure all’immigrazione dei loro stati di appartenenza.
Per essere obiettivi, bisogna dire che alcuni stati della UE, Francia in testa, si stanno convincendo che la soluzione del problema sia bloccare le partenze dall’Africa, accogliendo in questo il suggerimento del governo italiano che ha invitato a considerare la frontiera meridionale della Libia come la frontiera d’ingresso dell’Europa. Sembra siano allo studio interventi militari nella zona del Sahel che è il passaggio che porta i disperati africani verso i mercanti della migrazione che stanno in Libia. Anche interventi per il consolidamento della situazione libica sarebbero in preparazione (l’Italia ne sta già facendo).
Peccato che tutto questo, ammesso che si concretizzi in maniera efficace, richieda tempi lunghi e nell’immediato costituisca solo un incentivo ad accelerare i flussi in partenza prima che scattino le restrizioni. Sarebbe semplicemente un modo per aggravare il problema dell’Italia.
L’Europa deve ormai fare i conti con le sue ipocrisie. E’ comprensibile in astratto che i vari governi nazionali pensino innanzitutto a salvare il loro consenso elettorale che passa praticamente ovunque attraverso una politica di chiusura all’entrata di migranti. In concreto però scaricare il problema solo su alcuni stati è una politica miope, perché quando c’è un “sistema” portare un pezzo ad esplodere produrrà effetti a catena difficilmente prevedibili.
E’ quanto rischia di accadere in Italia, paese che deve affrontare una non lontana stagione elettorale, con presenze populiste molto agguerrite e con problemi interni non semplici. Quello sguardo lungo ed ampio di cui si fanno vanto alcuni leader europei, sarebbe bene venisse davvero usato almeno qualche volta.
(da mentepolitica.it)

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