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LAVORO, 7 ITALIANI SU 10 SI DICONO INSODDISFATTI

it@withub.it by it@withub.it
14 Luglio 2017
in In evidenza HP, In evidenza top news
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Sono sempre di più gli italiani impiegati che si dicono insoddisfatti del proprio lavoro. Infatti non solo oggi è difficile trovare occupazione ma è addirittura raro trovare un impiego che soddisfi le proprie aspettative.

LE MOTIVAZIONI Ma quali sono i motivi di tale demotivazione? Al primo posto lo stipendio inadeguato (56%), seguito da orari poco flessibili (48%) e incertezza contrattuale (41%), senza dimenticare l’assenza di benefit e incentivi (37%). Ben 7 italiani su 10 (68%) quindi si lamentano delle proprie condizioni lavorative e dell’ambiente nel quale devono trascorrere la maggior parte delle loro giornate. E, come attesta Forbes in un articolo sulle cause della demotivazione al lavoro, l’insoddisfazione costa milioni in perdita di produttività. Anche le più grandi aziende oltreoceano corrono ai ripari come apparso sul New York Times che descrive la decisione di Walmart di aggiungere benefit al già raddoppiato stipendio dei dipendenti. Tra i più insoddisfatti ci sono donne tra 31 e 50 anni (79%), principalmente impiegati (75%) e operai (73%) del Sud (78%). È quanto emerge da uno studio promosso da Espresso Communication per Sodexo attraverso un monitoraggio online sui principali social network ed il coinvolgimento di un panel di 10 docenti universitari.

LE CAUSE Ma quali sono le principali cause di insoddisfazione al lavoro? Bassa retribuzione (56%), rigidità degli orari (48%) e ambiente di lavoro poco salutare (45%) sono sul podio, seguite da instabilità contrattuale (41%), assenza di benefit (37%) e scarse opportunità di carriera (36%), problemi relazionali con colleghi e superiori (30%), mancanza di riconoscimenti e promozioni (28%), scarsa identificazione nel sistema organizzativo (24%), automatizzazione e standardizzazione del mondo del lavoro che diventa meno appagante (23%). (SEGUE)

IL COMMENTO  “Il concetto di sostenibilità aziendale dovrebbe essere tra le principali priorità delle imprese – afferma Lidia Greco, docente di Sociologia Economica e del Lavoro presso l’Università di Bari ‘Aldo Moro’ –. Pur ricercando il profitto, che è la loro ragione d’essere, le imprese devono essere impegnate verso i loro dipendenti, la comunità e l’ambiente in cui agiscono, in quanto determinanti per fattori quali performance, ricerca e innovazione, accettazione sociale e condivisione di problemi”.

IL SONDAGGIO Dal sondaggio emerge che il 78% degli imprenditori che hanno attivato almeno una misura concreta a favore della qualità della vita dei collaboratori ha riscontrato un miglioramento generale dell’atmosfera sul luogo di lavoro, il 69% un aumento della produttività e il 66% un miglioramento della reputazione dell’azienda. Fondamentale risulta dunque conoscere anche il punto di vista dei lavoratori. Ma cosa chiedono concretamente gli Italiani al proprio boss? Mentre le donne domandano orari più flessibili o la possibilità di rimodulare il proprio contratto a part time (63%) e un maggiore equilibrio tra vita privata e lavorativa tramite la richiesta di agevolazioni per servizi di asilo nido, baby sitting, concierge per le faccende burocratiche (62%), gli uomini sono contenti di ricevere buoni pasto per un servizio di mensa attento alla salute alimentare (60%) e un rimborso per il trasporto nel tragitto casa-lavoro (59%).

“Anni di ricerche hanno dimostrato un forte legame tra soddisfazione dei lavoratori e successo economico dell’azienda” conferma Andrew Chamberlain, celebre economista e fondatore di Glassdoor, sito web che ha stilato una classifica, riproposta dal Telegraph, sui posti di lavoro più apprezzati. Al primo podio vi sono infatti aziende che offrono benefit: pagano bene, creano iniziative relazionali e schemi di condivisione dello stipendio. Addirittura il New York Post cita il premio ‘miglior dipendente del mese’, inventato negli USA come benefit per incentivare i lavoratori a dare il massimo. Inoltre il New York Times, facendo riferimento alle scoperte delle scienze sociali, afferma che un’occupazione provvista di attraenti condizioni lavorative, quali benefit, maggiore autonomia, occasioni di apprendimento, sicurezza sul lavoro, solitamente ha uno stipendio inferiore. Il Time cita il caso Walmart, nota catena americana di supermercati che, oltre aver aumentato il numero di impiegati e l’ammontare di stipendio, ha lanciato servizi di mensa, corsi di formazione e posizioni manageriali più accessibili, finendo per controvertere l’antecedente insoddisfazione di lavoratori e clienti finali. Ed infine qual è l’identikit del lavoratore insoddisfatto? Il 72% delle donne e il 64% degli uomini ha dichiarato di essere demotivato e insoddisfatto del proprio lavoro. Tra di loro la maggior parte ha un titolo di studio medio-alto (71%) e un’età compresa tra i 31 e i 50 anni (79%), mentre la percentuale scende al 65% tra i 18 e i 30 anni e al 59% tra gli over 50. Se la percentuale tocca livelli alti tra impiegati (75%) e operai (73%), il tasso di manager (38%) e dirigenti (32%) infelici è inferiore. Infine i dipendenti più disillusi provengono principalmente dal Mezzogiorno (78%), dal Centro (70%) e dal Nord (55%).

(14 lug – red)

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