(1 ago) L’Italia sgombra il campo da equivoci: la missione di sostegno alla Guardia costiera libica “non comporterà alcuna ingerenza con gli affari interni della Libia”. A dirlo è la ministra della Difesa Roberta Pinotti che in occasione di una audizione alla Camera risponde, più o meno direttamente, ad alcune delle opposizioni interne ma soprattutto al generale Haftar, che aveva parlato dell’intervento navale italiano (richiesto direttamente dal premier libico Serraj) proprio come di un “tentativo di spostare gli equilibri sul campo”. La Pinotti specifica invece che “tutte le operazioni avverranno in affiancamento con le autorità libiche, e non si configura nessuna invasione delle competenze nazionali. Le navi utilizzate saranno quelle già previste dall’operazione Mare Sicuro e questo quindi non comporterà alcuna spesa aggiuntiva”. Del resto, ha continuato, “conosciamo lo spirito dei libici, e per questo concordiamo sull’importanza di lavorare insieme a loro, senza imporre alcunché. L’Italia svolge già missioni di addestramento della Guardia costiera libica. E’ chiaro che esiste una linea di continuità, perché andiamo a sostenere la stessa Guardia costiera”. Anche il ministro degli Esteri Angelino Alfano aveva fatto il punto su una missione ritenuta fondamentale: “Dalla Libia partono il 96% dei migranti, ed è per questo che abbiamo accettato la richiesta di aiuto del presidente Serraj”. Proprio a Serraj e Haftar è però richiesta reciproca collaborazione. “La maggiore difficoltà della nostra azione è il dialogo tra le parti libiche, senza sentimenti di esclusione. Abbiamo la presunzione di offrire un sostegno ai libici, ma non quella di sostituirci a loro offrendo soluzioni esterni. Dobbiamo favorire il dialogo tra di loro, nella consapevolezza che non può esistere una soluzione militare”.