Roma, 7 ago – “Marcinelle, un punto oscuro. Marcinelle, una tragedia italiana. Marcinelle, ‘la tragedia nostra’, così titolò il Corriere della Sera del 9 agosto 1956, l’articolo di commento del grande scrittore e giornalista veneto, Dino Buzzati, così la tengo nel mio cuore, attraverso quelle pennellate, indimenticabili prime pagine della Domenica del Corriere che ancora conservo in qualche remoto cantuccio”. Così Gianni Farina, deputato del Pd eletto all’estero, alla vigilia della commemorazione della tragedia di Marcinelle. Farina ha ricordato nei giorni scorsi in Parlamento il sacrificio del lavoro italiano nel mondo e oggi è a Charleroi per partecipare alla celebrazione della tragedia del 1956. “Pensiamo a questi fratelli, centotrentasei tutti in fila – ha detto Farina -. E dietro le 136 famiglie, padri, madri, mogli, figli, fratelli. 60 abruzzesi (il villaggio di Manoppello il più colpito), pugliesi (22), marchigiani, friulani, molisani, siciliani. E c’erano anche belgi, francesi, tedeschi, russi, ucraini, cecoslovacchi, greci, turchi, algerini. C’era anche un ingegnere inglese. 262 vittime di 12 nazionalità. Noi, ogni anno, andiamo a Marcinelle non a celebrare un triste rito. Andiamo a ricordare la tragedia nostra, come scrisse Buzzati, sì, ma anche il sacrificio dei lavoratori per costruire la società del benessere”. “Marcinelle è come la madre di tutte le tragedie sul lavoro – ha sottolineato il deputato dem -. Vorrei che l’otto agosto i 262 rintocchi della campana di Sant’Antonio, lassù, a Marcinelle, si sentissero anche a Toronto, ove la comunità italiana ricorderà la tragedia, a Mattmark (Svizzera, 1965), a Monongah (Stati Uniti, 1907), a Dawson (Stati Uniti, 1913), e ovunque vive il ricordo del sacrificio, del lavoro italiano nel mondo. La memoria di chi ha riscattato ogni giorno il tricolore dando il meglio di sé”. (Red)
