“In questi giorni da destra mi hanno descritto come il cattolico terzomondista che si oppone alla linea di quelli ‘legge e ordine’. Ecco, questo mi ha dato fastidio. Io rispetto la legge dello Stato. Lavoro per l’ordine e la sicurezza. Sono impegnato per stroncare il traffico odioso dei clandestini, in questa nostra guerra contro gli scafisti. Ma se c’è una nave di una Ong vicina a gente da soccorrere, non posso escluderla. E anche se non ha firmato il codice di autoregolamentazione, sono obbligato a usarla per salvare vite umane”. Lo afferma il ministro dei Trasporti Graziano Delrio evidenziando, in una intervista a Repubblica, le sue divergenze con la linea del ministro dell’Interno Marco Minniti, sul codice non firmato dalle Ong. “Quel testo, ricordiamolo, nasce da un’iniziativa del ministero dei Trasporti, su richiesta delle organizzazioni. Poi il ministero dell’Interno ha aggiunto elementi ulteriori sulla sicurezza” precisa. E aggiunge: “Per quanto mi riguarda, non ho punti di contrasto con lui. L’interlocuzione è continua, ma oggi non ci siamo incrociati”, “stiamo parlando di soccorso in mare – regolamentato dalle leggi internazionali – non di controllo dei flussi o delle politiche di integrazione. Questo soccorso non è derogabile, né discrezionale. Nel codice c’è scritto che il trasbordo si può fare, in situazioni particolari, coordinato dalla Guardia costiera. C’è qualcuno che non considera giusto affidare alla Guardia costiera questa valutazione?”. Quindi può essere necessario il trasbordo anche da navi di Ong che non hanno firmato “se viene individuato un pericolo di vita, o se una nave è troppo piccola e rischia di ribaltarsi. Noi dobbiamo tenere aperto questo spiraglio, per l’incolumità di chi è a bordo”.
Quindi sottolinea: “Ho dato disposizioni alla Guardia costiera di usare principalmente le Ong che mostrano un atteggiamento collaborativo. Ma certo non posso violare una regola di diritto internazionale, o la nostra Costituzione. Prima di tutto il resto, è una questione- come dire – di gerarchia delle fonti. O qualcuno pensa che si possa vietare il trasbordo a una nave con migranti, magari lasciandola fuori dai porti a vagare nel Mediterraneo per quindici giorni?”. Comunque “a me il codice va bene. Leggo polemiche sul nulla” e le Ong “devono collaborare in tutto e per tutto. Capisco il loro punto di vista, quando dicono: ‘Io faccio l’Ong, non lo Stato”. Ma io sono lo Stato e voglio stroncare il traffico vergognoso di esseri umani. Siamo in guerra contro gli scafisti. Una guerra vera, non nei dibattiti tv” e “tutte le Ong, anche quelle che non hanno firmato, si sono impegnate a tenere aperti i segnali che indicano la loro posizione. Se operano solo in acque internazionali, è verificabile. Se non dovesse accadere, ce ne accorgeremmo. E a quel punto valuterebbe la Guardia costiera”. E conclude: “Cercheremo di fare in modo che vengano utilizzate sempre di più le navi di Ong che hanno firmato”. (8 ago – red)