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ROMA IN MUSICA
CON “IL MURO DEL CANTO”

it@withub.it by it@withub.it
9 Agosto 2017
in In evidenza HP, In evidenza top news
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“‘Il muro del canto’ è un bellissimo sogno e non vogliamo essere svegliati”: a parlare è Daniele Coccia, voce e autore dei testi della band romana che canta in dialetto e propone canzoni originali ispirare alla tradizione romana. “Il muro del canto” (composto anche da Alessandro Pieravanti: percussioni, batteria e voce narrante; Ludovico Lamarra: basso elettrico; Eric Caldironi: chitarra acustica e pianoforte; Giancarlo Barbati Bonanni: chitarra elettrica e cori e Alessandro Marinelli: fisarmonica) suonerà domani sera nel quartiere romano di San Lorenzo, per festeggiare la notte delle stelle cadenti.  

 

1 – Con “Roma Maledetta” avete ripercorso musicalmente la storia di Roma. La vostra, invece, da dove parte?
(Risponde Daniele Coccia)

“La nostra storia parte sempre da Roma ma è molto più recente e risale a circa 7 anni fa quando abbiamo deciso di fondare il Muro del Canto.
Dal 2010 ad oggi questa esperienza ci ha arricchito notevolmente a livello umano e professionale, ci ha fatto fare esperienze importanti e bellissime e fatto conoscere gente straordinaria. Il nostro pubblico è cresciuto di anno in anno ma la dimensione è quella di una famiglia calorosa e molto unita”.

2 – C’è un disco di qualsiasi epoca che vi mette tutti d’accordo? Se non c’è, quale sarebbe il disco di riferimento di ognuno di voi?
(Risponde Daniele Coccia)

“Ce ne sono talmente tanti che ci mettono d’accordo, ma scelgo “Storia di un impiegato” di Fabrizio de Andrè e un album qualsiasi di Nick Cave, perché in questo modo posso racchiudere l’anima latina e letteraria e quella più oscura e internazionale”. 



3 – C’è invece un artista insospettabile che in qualche modo vi ha ispirato?
(Risponde Daniele Coccia)

“Mi viene in mente molta musica che nella realtà non rientra in quello che proponiamo ma che ci ispira sotto l’aspetto tematico, linguistico o estetico, il Rap dai buoni contenuti ad esempio e il punk”.  

4 – La scelta di cantare e recitare in un dialetto da un punto di vista strettamente commerciale presenta molti più rischi che vantaggi. Avete mai pensato a prendere una strada diversa?
(Risponde Daniele Coccia)

“Sì, ci abbiamo pensato, ma mai troppo seriamente perché riteniamo sarebbe un tradimento verso la nostra scelta originale. Il confine tra l’italiano e il romano è molto sottile e anche se possono esserci rischi basati su preconcetti linguistici, il vantaggio di portare Roma nella nostra musica ci caratterizza e ci fa distinguere nel mucchio”.

5 – I vostri brani nascono tutti in modo simile, con un iter che si ripete, o hanno una genesi ogni volta diversa?

(Risponde Alessandro Pieravanti)

“Non c’è un iter specifico. Possono nascere dal testo così come dalla musica. Nel primo caso è Daniele che propone un testo con una bozza di linea melodica e proviamo a costruirci intorno una canzone. Quando invece partono dalla musica spesso iniziamo da giri di fisarmonica o di chitarra elettrica. Questo per quanto riguarda l’incipit, da lì in poi diventa un lavoro molto corale fino all’arrangiamento finale che finisce nei nostri dischi”.

 

6 – Ci sono le canzoni di Coccia ma anche gli scritti che vengono recitati da Pieravanti. Raccontate la stessa Roma in modo diverso?

(Risponde Alessandro Pieravanti)

“Utilizziamo linguaggi e immaginari diversi pur mantenendo un filo conduttore. Il risultato è che seppur con una poetica diversa riusciamo a rimanere aggrappati un immaginario che abbiamo costruito insieme in tutti questi anni, che riguarda sia i testi, ma anche le musiche, le grafiche dei dischi, il modo di affrontare i live, in generale tutte le nostre scelte. Tornando alla domanda, non credo che raccontiamo la stessa città, anche perché questa muta a secondo di chi la vive. Roma è un palcoscenico in cui ogni giorno va in scena uno spettacolo nuovo, uno spettacolo che è diverso per ogni singolo spettatore così come lo è per ogni attore che lo rappresenta”.



7 – Da un punto di vista stilistico e produttivo, in cosa siete cambiati dagli esordi?
(Risponde Daniele Coccia)

“Siamo cambiati solo nella consapevolezza di quello che facciamo, ma il nostro stile non è mutato dagli esordi ad oggi, mentre la produzione si è affinata e fatta più attenta e mirata a favore della qualità e dell’impatto emotivo che è per noi fondamentale”.

8 – San Lorenzo, dove suonerete domani, vi ha già ispirato, ma parlando drammaticamente di storia. Oggi, insieme a qualche altro quartiere romano, rappresenta i tentativi di fare e offrire cultura a Roma. Vi chiedo cosa sognate per questa città in genere e cosa dal punto di vista culturale.

(Risponde Alessandro Pieravanti)

 “Siamo molto legati al quartiere San Lorenzo, sono strade ricche di quella storia popolare a cui spesso attingiamo. La cultura nella nostra città, così come in molte parti d’Italia, non è affatto valorizzata, sogniamo una realtà diversa, inclusiva e accessibile a tutti. Nel nostro piccolo cerchiamo di far sì che il prezzo dei biglietti dei nostri concerti sia il più basso possibile e che quando ci si riesce, come in questo caso, l’ingresso sia gratuito. Raccontiamo storie di lavoratori, di disoccupati, di chi fatica a far quadrare il mese, vogliamo proprio che chi si rivede nelle canzoni del Muro possa permettersi di assistere ai nostri concerti”. (Red – 9 ago)

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