Roma, 13 set – Nel 2013 il governo italiano ha chiesto alla Commissione di adottare misure di emergenza per vietare la coltivazione di mais geneticamente modificato MON 810 alla luce di alcuni nuovi studi scientifici realizzati da due istituti di ricerca italiani. Sulla base di un parere scientifico emesso dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), la Commissione ha concluso che non vi erano nuove prove scientifiche a supporto delle misure di emergenza richieste che fossero capaci di invalidare le proprie precedenti conclusioni sulla sicurezza del mais MON 810. Nonostante ciò, nel 2013 il governo italiano ha adottato un decreto che vietava la coltivazione del MON 810 nel territorio italiano. Nel 2014 Giorgio Fidenato e altri hanno coltivato mais MON 810 in violazione del suddetto decreto, ragion per cui sono stati perseguiti penalmente. Nell’ambito di questo procedimento penale, il Tribunale di Udine ha chiesto, alla Corte di giustizia Ue se sia possibile adottare, in materia alimentare, misure di emergenza sul fondamento del principio di precauzione e oggi la Corte risponde con una sentenza nella quale sostiene che, qualora non sia accertato che un prodotto geneticamente modificato possa manifestamente comportare un grave rischio per la salute umana, per la salute degli animali o per l’ambiente, né la Commissione né gli Stati membri hanno la facoltà di adottare misure di emergenza quali il divieto della coltivazione di mais MON 810. La Corte sottolinea che il principio di precauzione, che presuppone un’incertezza sul piano scientifico in merito all’esistenza di un certo rischio, non è sufficiente per adottare tali misure. (red)