Roma, 19 set – L’organizzazione umanitaria italiana Intersos ha dovuto evacuare il suo staff da Batafango, nel nord della Repubblica Centrafricana, a causa del riaccendersi delle violenze nell’area. Negli ultimi tempi sono stati più di 100 gli attacchi in tutto il paese contro le organizzazioni umanitarie, alcuni perfino con lanci di razzi e l’utilizzo di armi automatiche. “Siamo coscienti della necessità della nostra presenza al fianco della popolazione vulnerabile – dichiara Federica Biondi, capo missione Intersos nel paese -, ma siamo stati costretti a prendere queste misure per i nostri operatori umanitari perché la loro sicurezza è condizione necessaria per poter svolgere il nostro lavoro”. In stretta collaborazione con le altre ong che lavorano nella zona e che sono state anche loro costrette a sospendere le attività in sostegno di circa 28mila persone, Intersos chiede a gran voce che sia garantito l’accesso umanitario, a Batafango come in altre prefetture, dove la situazione è purtroppo simile. Secondo l’Ocha, l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, in Repubblica Centrafricana 2,4 milioni di persone hanno bisogno di aiuti umanitari mentre il numero di rifugiati è di 481.600. “Questo ennesimo ritiro dimostra ancora una volta un restringimento dell’aiuto umanitario in un paese dove ce n’è estremo bisogno”, dichiara Marco Ciapparelli, direttore regionale Africa Centro-Occidentale. Il primo intervento di Intersos in Repubblica Centrafricana risale all’inizio del 2014, per portare assistenza alla popolazione in fuga dalla violenza del conflitto interno che sta devastando il Paese ed ha portato il suo aiuto medico e sociale nelle prefetture di l’Ouham, Nana Mambéré, Nana-Gribizi e Ouham-Pende. Inoltre ha supportato l’Ospedale prefettoriale di Bozoum.
(PO / red)