Roma, 21 set – “Le incertezze cui sono esposti sia i residenti di lungo periodo, sia coloro che si sono stabiliti nel Regno Unito di recente, così come coloro che vivono una condizione di mobilità elevata, non sono compatibili con l’esigenza di progettare un percorso di vita individuale e familiare che possa contare su un esercizio pieno dei diritti di cittadinanza. Allo stesso modo non appare accettabile che i destini individuali e collettivi di milioni di cittadini europei siano appesi a una trattativa destinata ad essere dominata dall’opportunismo degli interessi nazionali. Pertanto, pur condividendo il metodo di negoziazione tradizionalmente adottato dall’Unione Europea nei confronti di soggetti terzi, in base al quale gli accordi si concludono e acquisiscono efficacia solo quando risultano definiti in tutti i loro aspetti, ritengo che l’Unione Europea debba trattare e definire compiutamente in primis lo status giuridico e i diritti di tutti i cittadini europei residenti nel Regno Unito e di tutti i cittadini britannici residenti nell’Unione Europea”. Lo ha detto il presidente del Comitato per le questioni degli italiani all’estero Claudio Micheloni, spiegando che “sarà necessario prestare grande attenzione alle procedure amministrative poste in essere dal Regno Unito nei confronti dei cittadini europei, come ad esempio quelle inerenti la prova di residenza”. Infatti “non è pensabile che l’onere di affrontare tali procedure, che si annunciano particolarmente impegnative, ricada esclusivamente sui cittadini. Considero dunque fondamentale che l’Unione Europea, nel contesto delle trattative con il Regno Unito, sappia assumere la prospettiva dei cittadini e agire conseguentemente in loro sostegno”.
(Red)