Sul campo di battaglia della Catalogna, il giorno dopo il referendum per l’indipendenza, sono rimasti gli errori di entrambe le parti. Madrid e Barcellona, da settimane impegnate in braccio di ferro estenuante, sono andate troppo avanti per potersi fermare in tempo ed evitare lo scontro finale di ieri: la dichiarazione di indipendenza della Catalogna (più di 2 milioni di persone al voto con il 90% di sì) non sarà, forse, un atto formalmente valido ma politicamente destinato a incendiare gli animi. Madrid insiste nel dire che il referendum è incostituzionale (“Non c’è stato un referendum per l’auto determinazione della catalogna”, ha dichiarato il premier spagnolo Mariano Rajoy) ma lo spirito di Barcellona non si può certo scrivere in una legge e l’immagine della polizia nazionale che impedisce ai cittadini catalani di votare è una di quelle destinate a rimanere impresse per molto tempo nella memoria collettiva. Se infatti la “guerra” indipendentista è stata imposta a una maggioranza incerta attraverso giochi politici a volte forzati, è difficile in una democrazia sostenere che il popolo non possa esprimersi alle urne e, ancora più complicato, cercare di reprimerlo con la violenza senza aspettarsi conseguenze.
LA PARTITA NON E’ FINITA – Rajoy contro Puigdemont, a giochi referendari conclusi è difficile che qualcuno dei due faccia un passo indietro, la carta della mediazione – che avrebbe potuto risolvere in modo diverso la questione indipendenza – è ormai accantonata, non usata neanche dall’Unione europea. Il clima di tensione di ieri, con più di 800 persone ferite, aumenta il rischio che la partita non sia finita: Barcellona continuerà a sostenere un indipendentismo che fino a qualche settimana fa interessava una minoranza e spaventava la maggioranza, Madrid probabilmente continuerà a usare il pugno di ferro, in un gioco in cui entrambe le parti sono convinte di poter controllare uno scontro destinato invece ad acuirsi. “In questa giornata di speranza e sofferenza i cittadini della Catalogna hanno vinto il diritto a uno Stato indipendente in forma di Repubblica – ha dichiarato il leader della Catalogna -. Nei prossimi giorni il mio governo invierà i risultati del voto al Parlamento catalano, dove risiede la sovranità della nostra gente, in modo che possa agire secondo quanto previsto della legge sul referendum”. Per domani è stato proclamato da oltre 40 sigle sindacali uno sciopero “per la grave violazione del diritto e delle libertà”. La partita non è finita. (Sip – 2 ott)
