“C’è il grosso problema di dare una legge elettorale a questo Paese. Non si poteva fare altrimenti. Oh, dico, ci siamo scordati come è cominciata questa legislatura?”, “l’accordo con Berlusconi, il governo Letta, e poi Renzi, e ora Gentiloni, e il referendum, e tre tentativi di fare una legge elettorale andati a vuoto con il voto segreto, se uno guarda indietro ne conclude che è stato un miracolo arrivare alla fine, e un super miracolo se portiamo a casa una legge elettorale. No, non potevamo permetterci un altro buco nell’acqua”. Lo afferma il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, in una intervista al Messaggero. E aggiunge: “Ci sarà ancora un po’ di fibrillazione fino alle regionali siciliane, poi tutti a pensare ai collegi, al fatto che si vota a un turno, e a sperare che dalle urne esca una maggioranza”. Nell’intervista Franceschini narra anche due aneddoti. Uno nel quale replica indirettamente a chi lo critica all’interno del Pd, proprio lui che una volta suggerì a D’Alema di togliersi di dosso l’antipatico abito del congiurato: “E come no… E lui mi rispose che nella cultura contadina il traditore è il più intelligente di tutti, e lui ovviamente era il più intelligente”. Ed uno nel quale rievoca un episodio dei tempi della Democrazia Cristiana, alla presentazione da parte di Andreotti, Forlani e De Mita di un libro di Donat Cattin: “Bene, parla il primo e dice scusate io non ho letto il libro, ma Donat Cattin è una grande figura della Dc, e via così. Parla il secondo, e pure lui scusate, io non ho letto il libro, ma Donat Cattin è una figura di primo piano eccetera eccetera; cosi anche il terzo. Alla fine prende la parola Donat Cattin e fa: sapete che vi dico, neanche io ho letto il mio libro, anzi, non l’ho neanche scritto io. Grandi. La Dc era così”. (12 ott – red)
