Cinque fiducie. Il governo ‘batte’ il record messo alla Camera a Palazzo Madama, per chiudere entro questa settimana la questione legge elettorale. Ce la farà entro giovedì mattina, come stabilito dalla scansione dei tempi della capigruppo, ma dovrà contarsi perché la decisione di porre la fiducia su 5 articoli del disegno di legge (alla Camera erano state tre) ha spaccato la maggioranza. Altro che riavvicinamento con Mdp, per esempio: la decisione di oggi sancisce il definitivo allontanamento dei fuoriusciti del Pd. “Questa fiducia è una forzatura enorme perché legittima il fatto che una maggioranza possa farsi le proprie regole a pochi mesi dalle elezioni, senza dibattito e con la fiducia in entrambe le camere” dice Maria Cecilia Guerra, capogruppo Mdp al Senato, a Radio Radicale. “Nel merito consideriamo abbastanza grave perché per la terza volta non si permette agli elettori di scegliere i propri eletti, con dei marchingegni che sembrano tecnici ma di fatto imbrogliano gli elettori: si pensa di votare un candidato e invece il voto viene smembrato e dato a diverse liste”. Per poi aggiungere, dopo la capigruppo: “Siamo definitivamente fuori dalla maggioranza”.
Domani andrà in scena la protesta del Movimento 5 Stelle: oggi i senatori in aula si sono presentati, dopo la capigruppo, con una benda sugli occhi, gli attivisti fuori da Palazzo Madama domani faranno altrettanto. Il motivo? “Ci vogliono ciechi, incapaci di vedere, incapaci anche di poter scegliere un nome – tuona Paola Taverna – Perché questa legge non ha come sapete le preferenze, e non solo: se metti una barra su un nome non saprai mai se quel nome sarà la persona che eleggi, o se in realtà il tuo voto verrà magicamente distribuito per una quantità infinita di liste e listarelle fatte apposta per fregarci”. Oggi intanto a protestare vibrantemente è stata anche Sinistra Italiana, fuori (a piazza Navona) e dentro, con Loredana De Petris furibonda dopo la richiesta della fiducia da parte del governo e arrivata a occupare lo scranno del presidente del Senato Pietro Grasso. Dal Pd arriva la replica di Luigi Zanda: “La fiducia la decide il governo e io in questo caso la approvo, i 5 voti sono solo una questione tecnica. “Gli emendamenti per i quali poteva essere richiesto il voto segreto sono 50, e sono strumentali. Non è un voto di coscienza, è un voto di manovra politica. Non so se avrebbe retto la maggioranza ma siamo ormai alla fine della legislatura e non possiamo sovrapporre la legge elettorale con la legge di bilancio”. Ma intanto, dopo la fine della capigruppo, il caos è già iniziato, e domani c’è da aspettarsi il bis.
(Sis)