“Le carte che sono venuti a prendere sono esattamente quelle che avevamo già dato all’Anac di Cantone. Questa volta invece si parte da una denuncia su cui si muove la magistratura. Ma si tratta di accuse pretestuose. Sono poche centinaia di euro per treni e taxi, per un lavoro che rivendico come fatto in nome dell’azienda”. Così la presidente della Rai, Monica Maggioni, in una intervista a Repubblica commenta il decreto di acquisizione che ieri ha portato gli uomini del nucleo di polizia tributaria di Roma della Guardia di Finanza in viale Mazzini. Tutto nasce da un esposto dell’associazione “Indignerai” nel quale si sostiene che, quando era direttrice di Rainews24 e di Rainews.it, avrebbe viaggiato a spese dell’azienda allo scopo di promuovere il suo libro “Terrore Mediatico”. Inoltre gli inquirenti hanno chiesto conto di alcuni contratti per verificare i criteri di assegnazione degli appalti per una serie di “servizi di supporto redazionale” per le nuove tecnologie. “Stiamo parlando di un libro che parte da un’iniziativa fatta come direttore di RaiNews e che ho presentato anche su sollecitazione della stessa Rai, come sempre avviene – replica Maggioni -. Stavo lavorando per promuovere un lavoro fatto con tutta la mia redazione sul ‘terrorismo mediatico’ dell’Isis e nato da un mio editoriale in cui annunciavo che non avremo più mandato in onda i video di propaganda dei terroristi; un’iniziativa che era diventata un tema di interesse e di impegno per tutta l’azienda. E invece da giugno stiamo leggendo titoli sulle ‘note spese della Maggioni’, come se dietro si celasse chissà che. È chiaro che c’è un’operazione che va avanti da tempo, peraltro su episodi già ampiamente chiariti”. E aggiunge: “Ci sono già stati organi di stampa che hanno ‘impapocchiato’, hanno scritto impropriamente di queste cose e sono stati querelati. Hanno dovuto transare”. E sulla vicenda degli appalti precisa: “Ci sono temi di implementazione, di produzione, di cui abbiamo dato i documenti. Ma si tratta di contratti fatti dalla produzione di cui non ho contezza di nessun tipo”. Poi sull’elenco delle trasferte contestate aggiunge: “Ma stiamo scherzando? Stavo facendo il mio lavoro. Ero la faccia della Rai che andava in giro a parlare di un tema importante per l’azienda. Del resto anche in Commissione di Vigilanza Carlo Freccero ha detto che avrei dovuto fare ancora di più per portare in giro il libro”, “quello che accade mi fa molto ragionare su ciò che accade nel paese. Le accuse inesistenti che galleggiano per mesi provocano danni”. Posizioni che Maggioni ribadisce anche in una intervista a Il Fatto spiegando che il tour promozionale per il suo libro ” lo rifarei di nuovo, senza alcuna vergogna”, “avrò presentato il rimborso di qualche taxi o di un treno, ma mai per alberghi. In tutta onestà, mi sembra meno importante rispetto a quello che era il contenuto del libro. Era – lo ripeto – lavoro. E non lo pensavo io, ma i vertici della Rai di allora”, “quel libro è molto legato alla storia della Rai. E un pezzo di lavoro redazionale che spiega la propaganda dell’Isis e le conseguenti decisioni prese dall’azienda. La Rai aveva mille modi, se avesse voluto, di intervenire, ma non lo ha mai fatto per le ragioni che ho spiegato”, “non ho ricevuto alcun avviso, è un fascicolo contro ignoti. Contro di me non c’è assolutamente niente. Ho fatto tutto in piena coscienza e non ho nulla di cui vergognarmi”. (26 ott – red)