Degli 11,9 milioni di edifici destinati all’attività residenziale in Italia, 5 milioni, il 41%, sono stati realizzati attraverso forme di auto-promozione e di autocostruzione o da figure professionali che nel passato erano quelle del capo-cantiere o del mastro-costruttore – ed è qui, all’interno di questo mondo, che si annida la più parte della produzione abusiva. Altri 4,8 milioni di edifici, il 40% del totale, sono stati progettati dai geometri; 1,3 milioni, l’11%, dagli architetti; 900 mila edifici, infine, dagli ingegneri. E’ quanto emerge dalla ricerca Cresme/Consiglio Nazionale degli Architetti “Chi ha progettato l’Italia? Ruolo dell’Architettura nella qualità del paesaggio edilizio italiano”. Per quanto riguarda le epoche di costruzione del patrimonio edilizio: 2,15 milioni di edifici sono stati costruiti prima del 1919; 1,38 milioni sono il frutto della costruzione tra le due guerre, 51.100 edifici costruiti all’anno; 1,66 milioni di edifici sono il risultato della ricostruzione avvenuta tra 1946 e 1960; si tratta di una produzione di circa 110.700 edifici all’anno; 1,97 milioni sono il prodotto degli anni ’60, quelli del boom economico e del triangolo industriale, si tratta di 197.000 edifici all’anno. Ed ancora 1,98 milioni di edifici sono stati realizzati nelle provincia e nel sud negli anni ’70; 198mila edifici all’anno. La produzione di edifici è fortemente scesa negli anni ’80, con la crisi delle città del centro nord e il concentrarsi dell’edificazione nel mezzogiorno; 1,29 milioni di edifici nel decennio, 129.000 all’anno; 80.000 edifici all’anno hanno caratterizzato il primo decennio del XXI secolo; mentre la produzione annua tra 2011 e 2016 è scesa a 32.000 edifici all’anno. (Red – 30 ott)