Si è appena conclusa al Nazareno la direzione nazionale del Partito Democratico dove il segretario Matteo Renzi – come da previsioni – ha lanciato dei timidi messaggi di apertura alla variegata galassia della sinistra. Anche questa volta la riunione non è stata trasmessa in streaming: “perché spesso l’idea di andare in mondovisione produce degli effetti abbastanza devastanti”, ha spiegato la senatrice Stefania Pezzopane, in collegamento col programma di Rai Radio1 Un Giorno da Pecora. L’ex premier ha dedicato gran parte del suo intervento al tema delle alleanze, che nella sua visione dovranno spaziare dai moderati (“coinvolgere l’area centrista e moderata che corre il rischio di essere risucchiata in una visione di centro-destra”, ha spiegato) alla sinistra, “senza preclusioni verso chi è uscito”. “Se vogliamo fare una discussione seria – ha detto Renzi aprendo la sua relazione – il Pd c’è. Gli insulti che ho ricevuto non valgono, per questo dico che è sbagliato fermarsi a quelli. Dobbiamo ragionare e guardare avanti” e ancora: “Con la coalizione che faremo noi siano già avanti agli altri, il Partito democratico ha l’obiettivo di essere il primo gruppo parlamentare della prossima legislatura”. Chiara l’apertura agli ex scissionisti di Mdp: “Non metteremo alcun paletto a una coalizione più larga possibile. Anzi, sarà nostra cura allargarla il più possibile”. Tuttavia, il segretario Pd non è disposto a cedere su quelli che considera i risultati dei suoi mille giorni di governo, a cominciare da Job Act e Buona Scuola: “Le cose fatte in questi anni hanno prodotto un miglioramento nelle condizioni del Paese, a partire dall’aumento dei posti di lavoro. Non è una situazione economica figlia soltanto del ciclo economico. Abbiamo recuperato il gap, abbiamo ancora tanto da fare. Chi abiura rispetto a ciò che abbiamo fatto non si rende conto della situazione in cui eravamo sei anni fa. Chi vorrà rompere lo dovrà fare in modo trasparente e chiaro perché da noi non troverà alcuna sponda”. Nello specifico, Renzi ha spiegato la sua posizione: “Il Job acts ha fatto oltre 900 mila posti di lavoro. Nei primi anni, con incentivi in atto, più posti di lavoro indeterminato. Ora siamo disponibili ad una lotta ulteriore al precariato. Avremmo idee diverse sull’algoritmo della buona scuola, ma non sul tempo pieno. Si può fare nella prossima legislatura” ha sottolineato. Come da previsioni anche il passaggio sull’approvazione dello Ius Soli, invocato nei giorni scorsi da molti big del partito e dal suo fondatore, Walter Veltroni: “Noi lo ius soli lo vogliamo fare lo stesso, anche senza accordo con Mdp. Non è una cosa da barattare nella logica della coalizione”. Messaggi di apertura del segretario anche alla minoranza interna: “Molti mi hanno detto che ero un uomo solo al comando – ha spiegato – allora invito tutti a darmi una mano. In modo particolare a chi ha maggiore autorevolezza con la sinistra e penso a Fassino” (a cui di fatto è stato assegnato il ruolo di mediatore).
REAZIONI. Positivi i commenti della maggioranza renziana e della minoranza vicina al Presidente della Puglia, Michele Emiliano che nel suo intervento ha espresso soddisfazione per la relazione del segretario: “Segretario tu mi hai convinto”, ha detto. “La relazione di Matteo Renzi alla direzione del Pd è una porta aperta per una larga coalizione di centrosinistra che non può essere chiusa”, ha commentato il veltroniano di rito renziano, Roberto Morassut, che ha aggiunto: “Non è il momento dei rancori e delle rivincite. Il solo modo per battere la destra e i populismi è scrivere insieme una nuova pagina bianca”. Più freddi gli orlandiani che si sono astenuti sul voto finale. Tra i più critici Gianni Cuperlo: “Tutto si può fare nella vita o quasi – ha spiegato nel suo intervento – meno che rinunciare ai principi sui quali si è pensato di fondare una scelta di campo e di parte. Tu hai ragione a dire che nessuno può chiederti di abiurare nulla di ciò che hai fatto. Ma nessuno può chiedere a me, e forse ad altri, di abiurare a quella mia radice e identità”.
GLI EX. Decisamente negativi i commenti degli ex, da Pierluigi Bersani (Mdp) a Civati. L’ex segretario Pd ha così commentato: “Proprio non riesco a sentire – ha aggiunto – che il job act è stato un successo, ma non perché lo pensa Bersani, non lo pensano milioni di italiani. Tutti i giovani pensano che non sia stato un successo. Non so come dirlo”. Sulla stessa linea il leader di Possibile: “Con molti amici di Possibile siamo usciti dal Pd sul Jobs Act, sulla Costituzione, sulla legge elettorale, sulla cultura di governo e la gestione del Parlamento e su queste stesse cose, a cui nessuno intende rinunciare. Dovremmo rientrare in quella che non è più nemmeno una maggioranza?”. Insomma, la “coalizione larga” ipotizzata da Matteo Renzi sembra molto lontana. (Red – 13 nov)