“Io amo l’Italia, amo la nostra immagine, amo il calcio. L’altra sera, come milioni di altri italiani mi sono sentito davvero male. Molto male”. Così Silvio Berlusconi, in una intervista al Messaggero, sulla mancata qualificazione della nazionale di calcio ai Mondiali. Quindi si rincuora parlando della vittoria in Sicilia ottenuta anche grazie al risultato di Forza Italia: “Certamente, il centro-destra che ha vinto in Sicilia ha dimostrato che un buon candidato vince quando è sostenuto la una coalizione larga e plurale, nella quale ha un ruolo trainante, sul piano dei numeri e delle idee, la cultura politica del Partito Popolare europeo, che noi orgogliosamente rappresentiamo in Italia, quindi i cattolici, i liberali, i moderati”. E si dice certo che si arriverà alle elezioni con un programma comune del centrodestra: “Naturalmente sì. Sulle cose fondamentali siamo d’accordo da molto tempo, altrimenti non avrebbe senso essere alleati. Nella lotta contro l’oppressione fiscale, l’oppressione burocratica, l’oppressione giudiziaria siamo pienamente d’accordo. Concordiamo sul fatto che l’Europa per avere un futuro deve cambiare profondamente. Consideriamo il contrasto all’immigrazione clandestina, e la tutela della sicurezza degli Italiani una priorità assoluta. Come è naturale, poi, ogni forza politica declinerà questi contenuti secondo il proprio linguaggio e le proprie sensibilità”. Quindi sottolinea: “I candidati di Forza Italia saranno figure di assoluta credibilità personale e professionale prima che politica. Ricandideremo gli uscenti che hanno ben meritato e che desiderano ricandidarsi, ma al loro fianco candideremo dei protagonisti dell’impresa, delle professioni, della cultura, del volontariato, che avendo raggiunto il successo nel loro settore meritino l’apprezzamento e la stima di tutti”. Ed esclude le larghe intese “Non sarà così. Sono assolutamente certo della nostra affermazione. E’ un problema quindi che non considero neppure”. Quindi conclude: “Il centro-sinistra diviso rappresenta il fallimento del progetto sul quale è nato il PD, e riflette la crisi dei partiti di sinistra in tutta Europa. La sinistra non ha ricette per la modernità, vive delle vecchie logiche stataliste, burocratiche e assistenziali già fallite nel secolo scorso. Il futuro è nelle nostre idee liberali, nella concretezza dei nostri programmi, nella nostra esperienza, nella nostra competenza, nella nostra capacità di realizzare i nostri programmi”.