“Almeno ai rigori un errore c’è sempre. In questo caso invece si tratta solo di sfortuna. Ammetto che la delusione è davvero grande. Abbiamo perso un’occasione enorme, soprattutto per l’indotto che Ema avrebbe creato, calcolabile attorno ai 2 miliardi di euro”. Così, in una intervista al Giornale, Silvio Garattini, farmacologo di fama internazionale e fondatore dell’Istituto Mario Negri di Milano, commenta l’esito del sorteggio sulla sede dell’Ema. E sostiene che l’Italia ha perso una grande occasione anche dal punto di vista scientifico: “Decisamente. Se l’agenzia del farmaco fosse stata in Italia, sarebbe stato un enorme vantaggio per noi. Avremmo potuto avviare più collaborazioni, interazioni scientifiche, progetti. La situazione sarebbe cambiata”, “quella di Amsterdam era una candidatura forte quanto la nostra. Conosco bene la situazione olandese, c’è un contesto scientifico buono e, ammetto, un interesse per la scienza più forte rispetto a quello italiano. Nel supporto alla ricerca sono più avanti. Investono più di noi nella ricerca e, in rapporto alla popolazione, hanno più ricercatori di noi. Tra l’altro ne hanno parecchi anche italiani. Ma non è certo il momento di fare rivendicazioni”. Da dove deve ripartire l’Italia? “Senza dubbio dalla ricerca. E’ la sfida più grossa. Dobbiamo investire una percentuale del Pil più alta. Almeno dovremmo adeguarci ai parametri europei. In Europa la media della spesa per la ricerca è il 3,4% del Pil. In Italia invece siamo fermi al 1,3%”. E puntare sulla cittadella della scienza nell’area di Expo: “Dobbiamo concentrarci sul progetto Human Technopole e fare in modo che su quei terreni nasca davvero un’importante struttura dedicata alla ricerca. Se quella rimanesse una cattedrale nel deserto sarebbe solo colpa nostra. Per questo è importante sostenere la ricerca ed essere in grado di tenere qui i nostri ricercatori. Non facciamoli scappare all’estero”. (21 nov – red)
