Dopo la Tunisia, l’Angola. Il premier Paolo Gentiloni continua il suo tour istituzionale africano, che lo porterà anche in Ghana e in Costa d’Avorio, incontrando a Luanda il presidente della Repubblica di Angola, João Lourenço. E ribadendo che “per noi italiani, soprattutto per noi, è chiaro che il futuro dell’Europa si giochi in Africa, per ragioni storiche e geografiche”. A dividere l’Europa – e in particolar modo l’Italia – dall’Africa c’è solo quello spicchio di mare del Mediterraneo, un mare che “è stato l’incrocio tra diverse culture. Dobbiamo associare sempre di più ai nostri programmi storici di cooperazione e di aiuto allo sviluppo i programmi economici di investimento e di coinvolgimento delle imprese europee in Africa”. E in particolare “ora che l’economia italiana è in ripresa, rafforzeremo i rapporti con i Paesi amici”. Secondo Gentiloni peraltro “oltre alle collaborazioni storiche che abbiamo con l’Angola nel settore energetico e nella difesa, abbiamo tanti altri settori in cui poter collaborare: penso al settore agroalimentare, alla pesca, penso alla presenza di tante imprese italiane di medie e piccole dimensioni che lavorano con soddisfazione in questo Paese. Abbiamo un grande lavoro di fronte a noi nei prossimi mesi, per estendere questa collaborazione”, ha aggiunto il premier. Il presidente Lourenco ha caldamente invitato le imprese italiane a venire a investire in Angola “Siamo completamente aperti a qualsiasi tipo di investimento di aziende italiane in qualsiasi settore, sappiamo che l’Italia ha un tessuto ricco di piccole e medie aziende: le invitiamo a investire in Angola anche per farci conoscere il loro sapere”. A lui Gentiloni ha ricordato che già oggi “abbiamo un interscambio di 34 miliardi di euro in Africa, che può crescere molto: l’anno scorso l’Italia con quasi 12 miliardi è stato il primo investitore europeo e il terzo mondiale nell’Africa subsahariana”. E proprio oggi non a casa l’ad di Eni Claudio Descalzi e il Presidente del Consiglio di Amministrazione di Sonangol Carlos Saturnino hanno siglato un accordo che assegna a Eni il 48% dei diritti del blocco onshore di Cabinda North, di cui Eni diventa anche operatore.
(Sis)
