“Non si tratta di dire dei sì o dei no. Ma, parliamo di Taranto, di avere a cuore o meno la salute dei cittadini e, quindi, il futuro dei lavoratori. Non c’è nessuna ragione economica che può mettere in discussione il futuro dei bambini, delle donne e degli uomini di Taranto. Permettetemi, questo non è un no. Questo è un argine. Ed è la nostra posizione”. Così a Repubblica Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia in merito al ricorso al Tar di Lecce contro il provvedimento del governo che posticipa i termini dell’Aia, l’autorizzazione ambientale che permette all’Ilva di lavorare, presentato proprio dalla Regione. “La Regione – spiega Emiliano – ha presentato le proprie osservazioni al piano ambientale, ma sono state ignorate senza alcuna ragione. Eppure avevamo evidenziato chiaramente quali erano, secondo noi, le carenze. Faccio alcuni esempi: nel decreto non c’è alcun accenno al tema della valutazione di impatto ambientale, alla valutazione di incidenza e alla valutazione del danno sanitario. Non si tratta di burocrazia: hanno dimenticato di scrivere quali danni alla salute potrebbero subire i tarantini dalla produzione Ilva. Non mi sembra un dettaglio”. Secondo Emiliano il ricorso non rischierebbe di far chiudere la fabbrica, come invece paventa Calenda. “Innanzitutto aver proposto un ricorso davanti al Tar di Lecce non priva di efficacia l’aggiudicazione dell’Ilva all’acquirente. La vendita è invece bloccata dalle indagini dell’Unione Europea sulle concentrazioni. Nessun danno può essere fatto alla procedura di vendita fino a marzo, quando si conoscerà il verdetto europeo. E in ogni caso anche se l’atto verrà annullato dal Tar, l’aggiudicazione rimane intatta. Al massimo il presidente del Consiglio dovrà correggerne il contenuto secondo le eventuali indicazioni della sentenza”. (1 dic – red)
