Daniele De Rossi torna in campo, domani contro il Qarabag, in una partita decisiva per la qualificazione della Roma agli ottavi di Champions League. E torna anche a parlare, dopo le scuse a caldo della settimana scorsa per lo schiaffo a Lapadula, che sono costate alla Roma il rigore e a lui l’espulsione contro il Genoa, con vittoria finale compromessa. “Ho parlato per primo. Ho chiesto scusa, di più non posso fare. Potessi tornare indietro lo farei volentieri – dice De Rossi in conferenza stampa – Posso solo concentrarmi sulle prossime partite come ho sempre fatto. La prossima è davvero importante. Ripensare a quello che è successo col Genoa, non mi aiuterà e non aiuterebbe i compagni”. All’indomani del fattaccio di Genova il pubblico romanista si è diviso: qualcuno non lo ha perdonato, soprattutto ricordando i precedenti che lo riguardano. La Curva Sud invece pare di sì, a testimonianza dello striscione dedicatogli ieri (“Sangue romano… Ddr nostro capitano”): “Mi ha fatto molto piacere. Ogni volta che ho avuto momenti di difficoltà sono sempre stati chiari e fermi nello schierarsi dalla mia parte. Ero a casa, sono stato felice, mi ha fatto molto piacere. Promesse? Meglio non farle visto che nel calcio non tutto dipende da te”. Qualcuno in conferenza stampa gli fa notare che in carriera ha saltato praticamente un intero campionato per giornate di squalifica, ma De Rossi risponde così: “Se calcoli un giocatore che gioca 16 anni a calcio e prende due giornate l’anno, sono 32 partite, una stagione. Se in qualche stagione ne prende tre, arriviamo a 40. Non ho saltato un anno. Sono sempre stato molto presente nella mia carriera. Prendere una squalifica per uno strattone è un po’ diverso rispetto a prenderla per un cazzotto a Icardi, lo so. Non ho saltato un anno. Ho pagato quando ho sbagliato”. Diego Perotti in una recente intervista ha avuto delle belle parole per De Rossi come compagno di squadra. “Senza offesa, è risaputo che il calcio che conosciamo noi è ben diverso da come lo conoscono giornalisti e tifosi. Ci sono giocatori eroici, che poi conoscendoli nello spogliatoio se la fanno sotto prima di ogni partita. Il fatto che un po’ tutti mi considerino un buon compagno, un amico, non vuol dire che io abbia dei jolly a giocarmi. Mi fa piacere quello che ha detto Diego. So che tutti sanno che io sono dispiaciutissimo e che mi ritengano una persona per bene che non volterebbe le spalle nel caso succedesse ad altri. Si sa che mi schiererei sempre dalla parte di un mio compagno o di un membro dello staff”.
(Sis)
