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Vito Mancuso
teologo contromano

it@withub.it by it@withub.it
8 Dicembre 2017
in Archivio Il Punto, Il punto HP
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(8 dicembre 2017) Vito Mancuso non pensa che la vita sia nata grazie a un intervento divino dall’alto, perché allora non si spiegherebbe come mai questo intervento sia assente in tante occasioni nelle quali la sua presenza sarebbe invece così necessaria. Secondo Mancuso, che anche per questo è un teologo messo all’indice, la vita è sgorgata dal basso, da un universo fertile e bioamichevole, grazie a una logica da sempre insita nella materia, termine che infatti deriva da mater. 
Mancuso è in ogni caso convinto che questa vita sia per tutti un’odissea, ma che un conto sia avere un’Itaca nel cuore e nella mente, un altro l’esserne privi.  Con Norberto Bobbio ritiene che la differenza rilevante non passa tra credenti e non credenti ma tra pensanti e non pensanti. Ed è questa un’ulteriore ragione per cui viene considerato un teologo poco ortodosso. 
Il suo ultimo saggio – “Il bisogno di pensare”, edito da Garzanti – è una guida che aiuta a orientarsi in assenza di punti fermi esterni a noi.  Osserva Mancuso che non ci sono punti fermi a livello astronomico, perché l’universo ci si manifesta come un infinito mollusco senza centro. Non ci sono a livello biologico, perché l’essere umano non è più considerato il vertice della natura, ma come un animale tra i tanti. Non ci sono punti fermi a livello storico, con l’Occidente sulla via del tramonto. Non ci sono a livello religioso, perché il confuso bisogno di spiritualità che agita le anime postmoderne non trova appagamento in nessuna religione costituita. Non ci sono punti fermi a livello morale, perché non esiste più un’etica condivisa neppure all’interno della stessa nazione, e ciò che per alcuni è un diritto, per altri è un omicidio.  E non ci sono a livello estetico, dove ognuno proclama arte qualsiasi cosa, dalle scatole di conserva al corpo nudo esposto allo sguardo dei passanti. Per tornare a orientarsi occorre pensare, e un buon libro può aiutare.

 

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