Irene è morta il 24 agosto scorso, due giorni dopo aver concluso le procedure per ottenere l’aiuto medico alla morte volontaria in Svizzera ma senza riuscire a raggiungerla, consumata a 30 anni da un adenocarcinoma polmonare, diagnosticato due anni prima, al quarto stadio. Una malattia che non ha impedito nell’ultimo biennio a lei e al marito Andrea Curiazi di essere felici, viaggiare in camper, adottare un cane, sposarsi. Aveva già contattato la clinica Dignitas nel gennaio 2016, per poi fare richiesta di assistenza al suicidio nell’agosto scorso e contattare Marco Cappato al ritorno da un viaggio in camper in Nord Europa (“Quel camper era l’urlo di Braveheart, era vivere. A giugno siamo stati 26 giorni in giro per l’Europa, tra Germania, Danimarca, Svezia. È stato meraviglioso, Irene era sofferente, ma felice. Poi siamo arrivati nella Repubblica Ceca e le è tornata la febbre. Ho capito che il nostro viaggio era finito” il racconto del marito su Il Fatto di oggi). Ma Irene non ha fatto in tempo: è morta subito dopo aver presentato tutta la documentazione necessaria ed effettuato il pagamento dell’ultima trance. E’ ora lei il nuovo volto della campagna per la legalizzazione dell’EUTANASIA in Italia, attraverso un video rivolto agli “illustri rappresentanti del popolo italiano”: un accorato e doloroso appello del marito diffuso dalle pagine social dell’Associazione Luca Coscioni, EUTANASIA Legale e di Marco Cappato. Spiega Andrea Curiazi nella sua intervista su Il Fatto: “E’ una battaglia per la libertà individuale. Lasciare qualcuno ‘libero di decidere di voler decidere’ non vuol dire essere della stessa idea. Io non lo farei. Irene lo voleva. E solo lei contava in quel momento. Era l’esempio di come si possa essere un inno alla vita e voler morire cantando quell’inno fino alla fine. Le hanno sottratto la voce per poterlo cantare”. E aggiunge: “In ogni rantolo, per quanto mi abbia fatto male, io sentivo ancora Irene lì con me. Ma quello che era meglio per me non conta. Irene voleva scegliere. E non ha potuto. Non c’è stato tempo”. (PO /19 dic)
