La Camera dei deputati non è riuscita, almeno per ora, dove il Senato della Repubblica ieri aveva portato a casa il suo risultato: riformarsi da sola. Nonostante una lunga gestazione, il lavoro del gruppo ristretto della giunta per il Regolamento di Montecitorio, guidato da Pino Pisicchio, non è giunto in porto. Lo stesso Pisicchio oggi lo ha comunicato alla presidente Laura Boldrini, in una lunga lettera. “Con profondo rammarico ho dovuto constatare l’impossibilità di far proseguire, neppure in misura più ridotta, quel lavoro di riforma cui ci siamo in questi anni applicati per poter arrivare al traguardo sperato – scrive Pisicchio, che certifica l’impossibilità di portare avanti il lavoro, anche per aver trovato in alcuni gruppi, tra cui Forza Italia, M5S e Lega, “una disponibilità così limitata che si è configurata, di fatto, come una indisponibilità, in quanto priva di quegli elementi minimi di attitudine al dialogo che devono essere presenti, soprattutto nelle attuali circostanze, per poter esperire proficuamente e in modo davvero condiviso ogni tentativo di modifica delle regole basilari di funzionamento della nostra Istituzione, come del resto è accaduto nei lavori della Giunta dell’altro ramo del Parlamento”. La reazione della Boldrini è amareggiata: “La lettera di Pisicchio dà conto dell’impossibilità di arrivare alla riforma del Regolamento della Camera è motivo di rincrescimento non solo per me, ma per tutti coloro che hanno a cuore il buon funzionamento della democrazia parlamentare”. Anche secondo Boldrin “alcuni gruppi hanno scelto di bloccare il lavoro sul quale la Giunta per il Regolamento si era impegnata fin dall’inizio della legislatura. Non è bastato attendere -l’esito della riforma costituzionale e del conseguente referendum, né aspettare più recentemente il varo della nuova legge elettorale. Né è servito sfrondare l’iniziale progetto organico di riforma e puntare su pochi temi c che comunque potuto dare ai cittadini il senso vivo di una Camera meglio organizzata: gruppi meno frammentati, più efficiente lavoro delle Commissioni e dell’Aula, garanzie aggiuntive per le opposizioni, procedura più chiara sulla fiducia, iter definito per le proposte di legge di iniziativa popolare. Resta da capire con quale coerenza abbiano agito quelle forze politiche che, nelle stesse ore in cui si dichiaravano indisponibili alla Camera, davano il via libera ad un analogo progetto di riforma al Senato”.
(PO / red)
