“No, non mi candido neppure a queste elezioni. Più di uno me lo ha offerto, ma non ho accettato. I miei incarichi professionali me lo sconsigliano. Ho le mie idee, ma preferisco tenere un profilo discreto e più neutro” e “per adesso non si sa neppure esattamente quali liste saranno in corsa”. Così Francesco Rutelli, oggi presidente dell’Anica, l’Associazione nazionale industrie cinematografiche audiovisive e multimediali, in una intervista al Corriere della Sera. L’ex leader della Margherita precisa che la sua area di riferimento resta il centrosinistra ma precisa: “La mia storia è lì. Certo, oggi 4 coalizioni contrapposte sono troppe, difficile ci sia una maggioranza. Avremo alleanze e nuove aggregazioni dopo il voto”. Spiega poi perché ha posto a Lorenzin e Dellai di Civica popolare di usare come logo una margherita e rivela che anche gli stessi promotori della lista gli hanno offerto di candidarsi: “Sarebbe un trucco. Un modo per alludere a una formazione che ha avuto 5 milioni e 400 mila consensi e, nelle proprie fila, gli ultimi 3 presidenti del Consiglio e l’attuale presidente della Repubblica. Del resto, nessuno potrebbe presentare l’Ulivo, o la Quercia…”, “sul piano giuridico, non si può utilizzare un simbolo senza l’autorizzazione del suo titolare. Usino un altro fiore. La flora italiana ha migliaia di specie e sottospecie, come ho studiato per il mio recente esame di Botanica”. Spiega poi che il titolare della Margherita è “il collegio dei liquidatori del partito, che ha ricevuto il mandato di tutelare il simbolo dall’assemblea. Con il simbolo, viene tutelata anche una storia politica. Che non può essere sfruttata da nessuno, tanto meno da una formazione che candida in gran parte persone che a suo tempo sono state in liste avversarie”, “mettano nel logo tutti i simboli delle loro componenti compresa la margherita del Trentino, ma senza artifici. Altrimenti un elettore di Torino o di Palermo potrebbe pensare che rappresentano quello che è stato il nostro partito” e “la legge è chiarissima: un simbolo non deve essere confondibile con altri. Se lo è, ne è proibito l’utilizzo anche se in diversa composizione o rappresentazione grafica. Poi, se vogliamo pensare anche all’aspetto morale della vicenda, i primi a presentare il simbolo della margherita agli italiani siamo stati io e Edo Ronchi, alle Europee del 1989”. E conclude: “Non credo a operazioni nostalgia. Certo, c’è spazio per un riformismo moderno e collegiale come quello della Margherita. Per questo il suo simbolo e la sua storia devono continuare a essere tutelati”. (8 gen – red)
