“Un milione e oltre ventimila posti di lavoro in quattro anni per un ministro del Lavoro è un numerone”. Lo afferma Giuliano Poletti in una intervista a Repubblica, precisando che “è corretto dire occupati ma il risultato non è molto diverso, visto che l’Istat li ha sempre contati così, anche quando erano un milione in meno. E aggiunge: “Di quel milione e passa di nuovi occupati oltre 500 mila sono contratti a tutele crescenti, il 50 per cento, mi pare una percentuale significativa. Abbiamo assorbito il turn over, le ore di cassa integrazione si sono dimezzate in quattro anni e il numero delle collaborazioni è crollato da più di 350 mila a 100 mila circa, sono diminuiti i lavoratori autonomi; vuol dire che c’erano tante false partite Iva che non si sono più ricostruite”. E spiega “anche così” i 152 mila occupati in meno in un anno della quota di lavoro autonomo che invece è sempre stata abbondante. “Il mercato del lavoro è assai complesso. Abbiamo abolito i co.co.pro e introdotto norme per favorire il passaggio ai contratti a tutele crescenti marcando i confini tra i rapporti di lavoro subordinati e quelli effettivamente indipendenti”. Sul fatto che circa il 90 per cento dei nuovi occupati ha un contratto a tempo determinato e spesso per lavori di bassa qualità commenta: “Non c’è dubbio che molte aziende abbiano ancora addosso la percezione della crisi che è stata lunga e pesantissima. Quanto ai contratti a termine sono meglio, per le garanzie che offrono ai lavoratori, dei vecchi contratti di collaborazione. Dobbiamo insistere nel far costare meno i contratti stabili rispetto a quelli a tempo determinato, lo abbiamo fatto con il Jobs Act e ora con la nuova legge di Bilancio”. Interrogato sugli effetti di Garanzia Giovani – a fronte di un tasso di disoccupazione tra i giovani (32,7%) che resta alto -, il ministro sottolinea: “In quattro anni il tasso di disoccupazione giovanile è sceso di quasi undici punti, sono diminuiti anche i Neet, cioè i giovani che non lavorano, non sono impegnati in programmi di formazione e non studiano. Dopodiché ammetto che gli interventi di politica attiva del lavoro, compresa Garanzia Giovani, stanno richiedendo più tempo di quanto avessi immaginato perla loro implementazione, che è molto complessa perché legata alla condivisione con le Regioni. Una sottovalutazione che considero in qualche modo un mio errore”. E conferma che non candiderà alle prossime elezioni: “Preferisco di no. Ne abbiamo parlato ma io penso che la vita sia bella anche fuori dal Parlamento. Mi impegnerò nella campagna elettorale per il Pd e poi mi piacerebbe proseguire la mia attività nel campo del volontariato e del l’associazionismo”. (10 gen – red)