Non c’è pace per il decreto sui vaccini fortemente voluto dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin: approvata da pochi mesi tra mille polemiche, la legge che prevede l’obbligatorietà di alcune vaccinazioni per bambini fino ai 6 anni entra ora di prepotenza in campagna elettorale, con Matteo Salvini che ne minaccia l’abrogazione. “Cancelleremo le norme Lorenzin – twitta il leader della lega – Vaccini sì, obbligo no. E via la tassa assurda sulle sigarette elettroniche”. La risposta del ministro della Salute Beatrice Lorenzin, sempre via social, non si fa attendere. “La Lega sui vaccini mostra di essere peggio che populista – dice il ministro, che ha appena presentato la sua lista che correrà insieme al Pd – ,a di perseverare nell’estremismo dell’incompetenza. La posizione di Salvini e di altri massimi esponenti della Lega che oggi dichiarano come primo provvedimento di voler abolire l’obbligatorietà vaccinale è uguale a quella del Movimento 5 Stelle. La Lega gioca, per qualche voto in più, sulla salute degli italiani, sulla salute dei nostri figli, rischiando di continuare a perorare una causa no vax che mette seriamente a rischio le campagne di informazione scientifiche e sanitarie. L’Italia va vaccinata dagli incompetenti”.
Come sempre capita su questo tema, la Lorenzin ha ricevuto anche il sostegno di Roberto Burioni, medico vaccinista per antonomasia: “Abbiamo appena seppellito un padre di 41 anni morto di morbillo, una malattia che in Italia esiste ancora a causa delle basse coperture vaccinali. Abbiamo da poco una legge votata a larga maggioranza che pare stia funzionando in modo eccellente, che potrebbe risolvere questo problema e che altri paesi (come la Francia) hanno preso ad esempio. Burioni aveva concluso citando alcuni dati preliminari provenienti da cinque Regioni, dai quali risulta che il 29,8% dei bambini nati tra il 2011 e il 2015 che non erano stati precedentemente vaccinati sono stati vaccinati dal momento in cui la legge è stata approvata. “Questa corsa alle vaccinazioni ha avuto un effetto drammatico sulle coperture vaccinali – ha commentato ironomicamente – da giugno a ottobre 2017 la copertura vaccinale per morbillo, parotite e rosolia è salita del 2,9%.”
Stamattina, in un intervento sul Foglio, la virologa Ilaria Capua aveva scritto: “Sembrerà strano – e certo non è in asse con la filosofia italiana del ‘ci penserà qualcun altro’ -, ma, proprio cento anni dopo la Spagnola, dobbiamo ancora rovesciare un paradigma. Se ‘ci pensa qualcun altro’, ovvero se tutti delegano la responsabilità a qualcun altro, è il servizio sanitario nazionale che ne soffre, e quindi ci rimettiamo proprio noi. Ce lo ricordano a suon di cifre Caterina Rizzo e Gianni Rezza dell’Istituto superiore di sanità sulla Stampa di qualche giorno fa. Un influenzato costa allo stato 500 euro al giorno, un ricoverato per influenza 1.500. Sì, perché l’influenza fa male e a volte uccide. L’influenza costa ai datori di lavoro e alle famiglie. L’influenza costa alla produttività del paese, senza contare i costi della cura e quelli di gestione del picco di ammalati. Alcuni ospedali rischiano la paralisi e sono costretti a rimandare interventi chirurgici anche programmati da tempo. In più, le forme complicate di influenza devono essere trattate con antibiotici che, oltre a essere costosi, dovrebbero essere usati il meno possibile per ridurre il fenomeno galoppante della resistenza batterica. Come ha scritto Alberto Mantovani l’altro ieri sempre sulla Stampa, è necessario un cambiamento culturale sull’uso dei vaccini. Sono d’accordo, e vorrei aggiungere che nel contempo è necessario un passaggio addizionale: l’assunzione di responsabilità, soprattutto da parte degli astensionisti”.