Dario Franceschini definisce la sfida dei candidati premier, in una intervista al Corriere della Sera, “il grande imbroglio della campagna elettorale”. E sostiene che sia “giunta l’ora di smascherarlo”, “al Paese va spiegato che il prossimo presidente del Consiglio dipenderà dalle scelte del capo dello Stato, sulla base della capacità dei futuri gruppi parlamentari di formare una maggioranza di governo. Invece i partiti stanno lanciando i nomi dei loro leader nei simboli come fossero candidati a Palazzo Chigi. Solo noi non partecipiamo al gioco di società, che può spostare flussi elettorali ma è politicamente truffaldino. Renzi, con intelligenza, ha capito il meccanismo e lo sta descrivendo. Infatti auspica un ‘premier del Pd’. È un atto di trasparenza e di chiarezza verso gli elettori”, “un processo che Renzi ha via via maturato dopo l’esito del referendum costituzionale, e che ha portato all’accordo in Parlamento sul Rosatellum. Ed è evidente come le leggi elettorali determinino i processi politici: Macron con il 23,5% ottenuto al primo turno delle presidenziali è alla guida della Francia; la Merkel con il 33% fatica a dare un nuovo governo alla Germania”. Per vent’anni – spiega il ministro dei Beni culturali – siamo stati abituati al confronto tra leader che si contendevano palazzo Chigi nelle urne. D’altronde eravamo in un sistema bipolare e i modelli di voto favorivano questo schema. Oggi che il sistema è diventato tripolare, che il Rosatellum porta una competizione tra partiti e spinge alla costruzione di alleanze dopo le elezioni, il vecchio schema è superato. Ma subdolamente è stato trasformato in una sorta di gioco di società: i media continuano a discuterne e le forze politiche fanno addirittura mostra di attrezzarsi. Persino i partiti più piccoli, anche Grasso e Meloni si propongono come premier”. Quindi sottolinea che “lo stesso Berlusconi dice ‘mai con il Pd dopo il voto’. E’ chiaro che tutti i partiti puntino a vincere da soli e che nessuno desidererebbe ritrovarsi seduto a fianco dell’avversario. Ai cittadini, come ha detto il capo dello Stato, spetterà scrivere il 4 marzo la ‘pagina bianca’ nelle urne. La risposta al problema di garantire un governo al Paese si troverà invece nelle regole della Carta costituzionale e nel lavoro di Mattarella, che dovrà guidare il percorso. Ma intanto va smascherato l’imbroglio dei candidati premier”, “se è vero che la politica non è più imperniata sulle leadership ed è tornata ad essere un gioco di squadra, il Pd è l’unica forza a poterne vantare una. È la squadra che ha portato l’Italia fuori dalla crisi e può accompagnarla con competenza nelle sfide e nelle opportunità future: per un verso, gestendo i segnali consistenti e consolidati di ripresa economica; per l’altro, lavorando insieme a Germania e Francia al rilancio di un’Europa che dovrà essere a più velocità. Ecco, noi abbiamo la squadra e le competenze per realizzare questi ambiziosi progetti”. (11 gen – red)
