“Il fatto che ci sia un bisogno che in una situazione di problematicità cresce non significa automaticamente che la capacità di intervento si espanda. Il dato di fatto è che c’è stato un bisogno più forte e il mondo del terzo settore è stato capace di reagire, aumentando il numero delle associazioni, il numero dei volontari, il numero degli occupati. A me pare un segnale di grandissimo valore sul piano sociale, sul piano culturale, sul piano delle relazioni e del senso di comunità”: così il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Giuliano Poletti, presentando le misure del governo per l’attuazione della riforma del terzo settore in una conferenza stampa presso il ministero.
I DATI. Secondo i dati del primo censimento permanente sulle istituzioni non profit attive in Italia, illustrati al ministero del Lavoro da Roberto Monducci, direttore del Dipartimento per la produzione statistica dell’Istat, al 31 dicembre 2015 figurano 336.275 istituzioni non profit (+10% rispetto al 2011), con 789 mila dipendenti (+15% rispetto al 2011) e 5,5 milioni di volontari (+16% rispetto al 2011). L’85,3% è costituito da associazioni (riconosciute e non riconosciute), mentre le cooperative sociali (pari al 4,8% delle istituzioni) raccolgono più della metà dei dipendenti (52,8%), quota in crescita rispetto al 2011 (circa +5 punti percentuali); in diminuzione invece la quota di dipendenti delle istituzioni non profit impiegati nelle fondazioni (pari all’11,3% nel 2015). Le istituzioni che operano grazie all’apporto dei volontari sono 267.529 (il 79,6% delle unità attive, con un incremento del 9,9% sul 2011) e quelle che impiegano lavoratori dipendenti sono 55.196, pari al 16,4% delle istituzioni attive (con un incremento del 32,2% rispetto al 2011). Per quanto riguarda i settori di attività, dai dati Istat emerge che il 64,9% delle istituzioni opera nel campo della cultura, dello sport e della ricreazione, il 9,2% in quello dell’assistenza sociale e della protezione civile, il 4% nell’istruzione e ricerca e il 3,4% nella sanità. In relazione alla distribuzione sul territorio, invece, si conferma la concentrazione delle istituzioni non profit nell’Italia settentrionale dove è presente più della metà delle unità: nello specifico, la Lombardia e il Veneto restano le regioni con la presenza più consistente di istituzioni, con quote rispettivamente pari al 15,7% e all’8,9%. Rispetto al 2011 – emerge però dal censimento – si osserva un leggero incremento nelle regioni del centro-sud (al centro è presente il 22,5% delle istituzioni, nel Sud e nelle Isole il 26,5%).
LA RIFORMA. Poletti ha spiegato come la riforma del terzo settore – a due anni dall’approvazione della legge delega 106/2016 – stia avanzando di buon passo: “In questa fase di fine della legislatura e del governo – ha sottolineato il ministro – l’esecutivo è in carica e uno degli impegni più importanti che questo ministero ha è quello di dare pratica attuazione ai decreti e agli atti amministrativi conseguenti alla riforma: in parte sono già stati approvati, altri sono in fase di preparazione e arriveranno rapidamente a conclusione. Continuiamo a sviluppare la nostra attività fino all’ultimo giorno che siamo qui: da figlio di contadini ho imparato che quando decidi di piantare un albero lo pianti senza chiederti chi raccoglierà il frutto dopo”. I primi passi della riforma sono stati illustrati in conferenza stampa dal sottosegretario al Lavoro Luigi Bobba. Il nuovo volto del terzo settore ha preso forma attraverso 5 decreti attuativi (servizio civile universale, cinque per mille, Impresa sociale, Codice del Terzo Settore; Statuto della Fondazione Italia Sociale) ma il completamento della riforma ha comportato l’emanazione di ulteriori atti normativi per dare concretezza alle disposizioni previste nei decreti attuativi. Sono in fase di elaborazione il Decreto interministeriale per l’individuazione dei criteri e dei limiti delle attività strumentali e secondarie, il Dpcm di definizione delle modalità e dei termini per l’accesso al riparto del cinque per mille, gli atti normativi di attuazione del dlgs che disciplina l’impresa sociale e il decreto interministeriale relativo alla fruizione del credito d’imposta da parte delle Fondazioni di origine bancaria, che finanziano il sistema dei Centri di servizio per il volontariato. Più in generale, in una prospettiva futura Poletti sottolinea il ruolo strategico del terzo settore sul fronte “dell’attuazione del reddito di inclusione e della normativa riferita alla lotta alla povertà. Abbiamo bisogno che il dialogo tra le istituzioni e il terzo settore si sviluppi in questo contesto”. (Roc – 23 gen)