La fine della legislatura non sia anche la fine delle riforme nel campo della giustizia. E’ questo il messaggio lanciato sia dal vicepresidente del Csm Giovanni Legnini che dal Guardasigilli uscente Andrea Orlando, in occasione della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario della Corte di Cassazione: una cerimonia, dice Legnini, “che cade nel pieno di una transizione di legislatura: ciò impone innanzitutto di evitare che il percorso delle riforme, da tempo avviato, e che sta dando positivi frutti, possa subire interruzioni, deviazioni o soluzioni di continuità”. Orlando ha ricordato il lavoro fatto in questo triennio dal suo ministero e dal governo Renzi-Gentiloni: “Davanti alle emergenze, non era facile scommettere in un profondo processo di riforma, che ha coinvolto ambiti quali il processo civile telematico obbligatorio, l’abbattimento dell’arretrato civile, la riforma delle discipline della crisi d’impresa e dell’insolvenza, la riforma del processo penale. Allo stesso tempo, non era possibile affrontare le emergenze in isolamento, ma era necessario un approccio strutturale, capace di sciogliere i nodi e di indicare una prospettiva”. Per Orlando “secondo quest’ottica, la cifra delle riforme della Giustizia di questa legislatura mi sento di restituirla con tre parole chiave: imponenza, coerenza, metodo. Il cambiamento, infatti, in anni nei quali il 30% del complesso dell’attività legislativa ha riguardato il Ministero della Giustizia, non si è limitato a una mera dimensione quantitativa. La coerenza e il metodo stanno nel completamento del lavoro attraverso l’orizzonte culturale e le innovazioni organizzative”. L’auspicio del ministro è lo stesso di Legnini: “che queste politiche di rinnovamento così come l’informatizzazione e le politiche di assunzione possano avere continuità anche nella prossima legislatura”.