“0k. Stiamo al gioco. Diciamo così: se Paolo le ha davvero detto che lui è come la camomilla, allora le dico che io assomiglio di più alla Red Bull. Ci sono dei momenti in cui serve la camomilla e dei momenti in cui serve la Red Bull. Forse anche per questa diversità Gentiloni e io non litigheremo mai. Viva le camomille e viva anche le Red Bull”. Così Matteo Renzi in una intervista al Foglio. E interrogato sul candidato premier taglia corto: “Pensiamo a diventare primo partito e primo gruppo parlamentare. Fare ipotesi su quello che dovrebbe fare Mattarella è istituzionalmente poco corretto: c’è un Capo dello Stato, decide lui”. E sui sondaggi che al Pd danno il 25 per cento contro il 40 per cento del referendum replica: “In questa campagna elettorale proverò a parlare a quel quaranta per cento. E a tutte le persone non del Pd che ci hanno votato per esempio al referendum del 2016 dico: ma chi altro potete votare, se non noi? Se votate Berlusconi, votate anche Salvini. Se votate per Grasso, aiutate Salvini. Noi non facciamo remake di cose che non siamo riusciti a fare nel passato – perché il centrodestra la flat tax ha già provato a farla nel 2003 e non c’è riuscito. Noi vogliamo giocare all’attacco, puntare sull’orgoglio dell’Italia e dire che il nostro paese è più simile all’Italia meravigliosa fatta vedere ogni settimana da Alberto Angela che all’Italia triste e rancorosa fatta vedere ogni giorno dai talk show. Vogliamo giocare all’attacco, non col catenaccio: più sul modello del profeta Arrigo Sacchi che su quello del pur grandissimo Nereo Rocco. Sapendo che giocando all’attacco qualche volta si prende qualche gol. Ma sapendo anche che un grande paese come l’Italia non può permettersi di vivere di solo catenaccio”. Sulle liste Pd poi dice: “Ho visto cose incredibili in questi giorni e me le tengo per me, perché c’è da vincere le elezioni, senza rincorrere il chiacchiericcio e le piccole miserie di ciascuno di noi: rivendico di aver fatto un buon mix tra molte professionalità. Abbiamo fatto una buona combinazione tra elementi uscenti ed elementi di innovazione”. (red)
