Ricostruire il tessuto spezzato tra Stato, società e lavoro. “Ridare una visione”, dice Susanna Camusso. “Ripensare gli ammortizzatori”, sottolinea Carlo Calenda, “anche per le transizioni derivanti dalla tecnologia e dalla globalizzazione”. Nel giorno dell’ok finale della Corte dei Conti per la firma del contratto nazionale per 250 mila dipendenti della Pubblica amministrazione centrale, il segretario della Cgil e il ministro dello Sviluppo economico ragionano sulla situazione di lavoro e ammortizzatori sociali: l’occasione è la presentazione del libro ‘Conversando con Susanna Camusso’ di Massimo Mascini. “I contratti nazionali- ha spiegato Camusso – sono ancora più importanti in un Paese frantumato che in un Paese unitario”. Ma la questione vera è che “abbiamo un paese che non sta bene perché si sono rotti i legami sociali, ne abbiamo dimostrazioni infinite. La nostra era una società fondamentalmente costruita sul lavoro come orgoglio e sulla possibilità di un percorso sociale. Una organizzazione sindacale non può esistere se non riparte da questa frattura, ricostruendo e restituendo una visione”. Calenda ha citato il piano Industria 4.0 come un primo nucleo di concertazione, che va verso la competenza e la formazione, il frutto di un lavoro di squadra cui i sindacati, le aziende e il parlamento hanno contribuito”. Il prossimo passo, secondo il ministro, è quello di aprire un cantiere sugli ammortizzatori speciali: “Andiamo verso un periodo in cui le transizioni industriali saranno sempre più rapide e saranno permanenti, le crisi industriali aumenteranno e continueranno a esserci perché verremo spiazzati sempre di più. Bisogna quindi ripensare al fatto che gli ammortizzatori sociali diventino solamente un meccanismo universale, servono ammortizzatori sociali speciali per le transizioni derivanti dalla tecnologia e dalla globalizzazione”. Lo dice il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, alla presentazione del libro ‘conversando con Susanna Camusso’ alla Cgil.
(Sis)
