“Io non potevo e non posso vietare alcuna manifestazione. Chi ha saputo leggere bene la vicenda, e non era complicato, ha visto altro. Ho chiesto che fosse una settimana di silenzio. Era un ragionamento così folle? Non parlavo alla politica ma all’anima della città. La questione della sicurezza esulava da ogni mia valutazione. Ho creduto di interpretare i sentimenti dei maceratesi, credo avrebbero preferito restare in silenzio e riflettere. Quello che è successo è grave, e ha tanti risvolti: penso ai messaggi sconcertanti usciti sui social. Il grido di esasperazione di Matteo Zallocco, il direttore di Cronache Maceratesi che ieri ha firmato un editoriale titolandolo ‘lasciate in pace Macerata’, è la traslazione della mia preoccupazione di una settimana fa”. Così a Repubblica il sindaco di Macerata Romano Carancini, che non esita a sostenere che i maceratesi soano stati “usati politicamente” in seguito al raid razzista di Traini. “È parso chiaro a tutti noi maceratesi – dice il primo cittadino –. Forse non abbiamo capito bene, non siamo abituati a tanta pressione. Nemmeno quando tiriamo fuori il vestito bello perla prima dell’Opera festival allo Sferistereo abbiamo tanti occhi addosso, nazionali e internazionali. Il grido “Lasciate in pace Macerata” esprime quello che provavo a spiegare io: la necessità di attendere i nostri tempi e di fare i nostri passi. Dobbiamo rielaborare il dolore”. Al Corriere della Sera, sempre Carancini spiega che “Renzi e anche Maurizio Martina hanno avuto uno straordinario rispetto della mia posizione. Io ho portato loro lo stato d’animo della città. Martina mi è stato molto vicino dal primo momento. A Renzi ho detto che dobbiamo sforzarci di spiegare alle persone il problema dell’immigrazione, dobbiamo cambiare quello che non va”. (12 feb – red)

