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Domani a memoria:
classici della poesia
letti da Mirabella

it@withub.it by it@withub.it
23 Febbraio 2018
in Archivio speciali - Libri
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“DOMANI A MEMORIA”, CLASSICI DELLA POESIA LETTI DA MIRABELLA

Il 23 febbraio esce per Volume Audiobooks “Domani a memoria”, l’audiolibro che contiene le più importanti poesie da conoscere e sapere a memoria selezionate e lette da Michele Mirabella. Una raccolta di 27 classici della poesia italiana, da Giacomo Leopardi a Giovanni Pascoli, da Dante Alighieri a Giosuè Carducci, in un’opera straordinaria valorizzata dalla magnifica voce di un appassionato conoscitore della poesia e della buona lingua italiana. “Domani a memoria –  sottolinea il linguista e filologo Luca Serianni nell’introduzione – è un titolo che allude ironicamente (e forse nostalgicamente) alla prescrizione tipica di una scuola del tempo andato. Il suo fascino sta soprattutto nella capacità di lettura dell’interprete: a un tempo duttile, come si conviene a testi tanto diversi che vanno rispettati nella loro individualità, e personale. Sono irresistibili, tra le altre, le letture della Fontana malata di Palazzeschi, con le sue onomatopee, o i dialoghi, in cui Mirabella riesce a dare timbro e spessore diversi ai vari interlocutori, come in un celebre apologo del La Fontaine, La cicala e la formica o  negli scambi di battute che scandiscono La notte santa di Gozzano”. “Domani a memoria”, in versione digital audio, sarà disponibile su iTunes e Audible.it. Volume (www.volumeaudiobooks.com) è una nuova società di produzione ed edizione di audiolibri, con distribuzione internazionale, specializzata nel genere varia: cinema, teatro, musica, arte, cucina e sport. Il primo titolo, l’audiolibro Fantozzi letto da Paolo Villaggio, è stato a lungo primo nelle classifiche di vendita e in seguito ha ispirato anche il docufilm “La voce di Fantozzi”, con la regia di Mario Sesti e prodotto da Volume, in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2017. Volume ha inoltre pubblicato gli audiolibri “Senti Senti Senti di Maurizio Battista che presenta il meglio del suo repertorio in audio e Quo Chi?, scritto e letto da Gianni Canova dedicato alla fenomenologia cinematografica di Checco Zalone, Mi Chiamavano Bud l’autobiografia in audio di Bud Spencer.

LE SPOSE SEPOLTE DI MARILU’ OLIVA

Dove sono finite quelle donne misteriosamente sparite da anni, mogli e madri di cui i mariti sostengono di non sapere nulla? Uno dopo l’altro, i loro resti vengono ritrovati grazie a un killer implacabile che costringe chi le ha fatte scomparire a confessare dove si trovano le loro ossa e poi uccide i colpevoli, sempre assolti dai tribunali per mancanza di prove. Questa la trama di “Le spose sepolte” di Marilù Oliva (HarperCollins), in libreria dal primo marzo. Il rituale è feroce e spietato: l’assassino vuole così rendere giustizia alle spose sepolte. I pochi indizi lasciati sulla scena del crimine conducono a un piccolo paese, Monterocca, soprannominato la Città delle Donne, un territorio nell’Appennino bolognese circoscritto da mura ed elementi naturali, governato da una giunta completamente al femminile. Il team investigativo, in cui spicca la giovane ispettrice Micol Medici, si trova catapultato in una realtà di provincia quasi isolata dal mondo, con una natura montana che fa da contorno e molti misteri avvolti nella nebbia. Un inquietante enigma conduce gli inquirenti al Centro Studi Rita, un’azienda farmaceutica che sta sintetizzando un anestetico speciale: lo stesso utilizzato dal serial killer come siero della verità per far confessare i colpevoli. Ma quanti altri segreti si nascondono dentro i confini del piccolo paese? Solo Micol ha l’innata capacità di scoprirli, anche se questo potrebbe costarle la vita. Nata a Bologna, l’autrice insegna Lettere alle Superiori. Autrice di due trilogie noir, ha vinto il Premio dei Lettori Scerbanenco con Questo libro non esiste (2016). Si occupa da sempre di questioni di genere. Ha curato le antologie Nessuna più – 40 autori contro il femminicidio e Il mestiere più antico del mondo? entrambe patrocinate da Telefono Rosa. È caporedattrice di Libroguerriero.it e cura un blog su Huffington Post. (PO / Red)

 

CASTALDO PRESENTA “IL ROMANZO DELLA CANZONE ITALIANA”

Sabato 24 febbraio al Riverside di Roma alle 22 sarà di scena la musica italiana con la
presentazione del libro, “Il Romanzo della canzone italiana”, scritto dal giornalista e critico
musicale Gino Castaldo. Il libro edito Einaudi parte dalla svolta di Modugno al Sanremo
nel 1958 e arriva al 2000. L’autore durante la serata condividerà con il pubblico del
Riverside le emozioni, i ricordi e racconterà parte dei grandi passi che hanno
caratterizzato il Novecento come secolo della canzone: “Rischiamo di dimenticarlo, ora
che il nuovo millennio viaggia veloce tra disincantati suoni virtuali. Ma il Novecento non è
stato forse il secolo della canzone? Se provassimo a mettere qualche migliaio di canzoni
in fila una dopo l’altra, in ordine cronologico, otterremmo il più esauriente, variopinto,
veritiero romanzo del Novecento, quanto meno quello che ne racconta meglio
l’educazione sentimentale. Durante la serata verrà proiettato qualche contributo video e
naturalmente non mancherà la musica. Tanti saranno gli artisti che attraverso
performance live renderanno omaggio ai grandi successi della musica italiana e a quelle
voci che hanno contribuito a renderla unica. “Da Mina e Celentano all’avvento dei primi
ombrosi cantautori genovesi, fino alla maturazione anticipata da Guccini e De André:
passando per le luminose delizie degli anni 60, il beat, la scuola romana, l’esplosione
moderna della musica napoletana, e poi Battisti, De Gregori, Dalla, Pino Daniele, Battiato,
ovvero la più potente e incisiva educazione sentimentale di molte generazioni”.

 

L’INSOSTENIBILE BISOGNO DI AMMIRAZIONE SECONDO PIETROPOLLI CHARMET

Siamo narcisi che palpitano al ritmo di like desiderando una sola cosa: essere visibili e ammirati. Gustavo Pietropolli Charmet racconta “L’insostenibile bisogno di ammirazione” nel saggio edito da Laterza. È finito il tempo in cui erano i sentimenti di colpa a influenzare i nostri comportamenti: a guidare molti di noi, adulti e adolescenti, ora sono il nostro bisogno di visibilità sociale, di notorietà, di ammirazione continua e la paura di finire in un cono d’ombra sociale. È questa uno delle conseguenze dell’individualismo, dell’enfasi sul Sé, che si traduce spesso nell’esibizione di doti inesistenti. Ma a condurre il gioco è un Sé fragile, terrorizzato di non essere all’altezza delle aspettative, che sprofonda facilmente nella paura della vergogna, la causa più diffusa di sofferenza mentale. In pochi anni e con un’accelerazione imprevedibile è successa una catastrofe: sono spariti il Patriarcato e il suo rappresentante più noto, il Padre. Il loro posto è stato occupato dal Sé, è lui che comanda e sancisce il giusto dall’ingiusto. L’individuo, insensibile alle regole e alle leggi e in assenza di grandi narrazioni condivise, pretende di realizzarsi e di ottenere con facilità ricchezza, benessere e potere sociale. Se nelle società del passato l’urgenza era quella di adeguarsi alle regole e alla legge del Padre, oggi il desiderio più profondo dei ragazzi – ma sempre di più anche degli adulti – è quello di suscitare ammirazione. E se non c’è l’ammirazione, c’è la vergogna: risulta intollerabile l’idea di essere considerati brutti, insignificanti, privi di fascino. Alla caduta dell’etica condivisa ha corrisposto l’enfasi sull’estetica, sul potere della seduzione, sull’esibizione spudorata di doti spesso inesistenti. Ecco perché oggi la paura di essere inadeguati, di non essere all’altezza delle aspettative, di non essere desiderabili, è divenuta la causa più diffusa di sofferenza mentale. A firma di uno dei più noti e stimati psicoanalisti italiani, l’analisi feroce di un malessere crescente. Gustavo Pietropolli Charmet, specializzato in psichiatria, psicoterapeuta di formazione psicoanalitica, è stato primario di servizi psichiatrici, direttore della Scuola di Specializzazione in psicologia del Ciclo di Vita e docente di Psicologia dinamica presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Socio dell’Istituto Minotauro e presidente del CAF-ONLUS, insegna presso la scuola A.R.P.Ad – Minotauro di Psicoterapia Psicoanalitica dell’Adolescenza. Tra le sue pubblicazioni più recenti: La paura di essere brutti. Gli adolescenti e il corpo (Raffaello Cortina 2013); Narciso innamorato. La fine dell’amore romantico nelle relazioni tra adolescenti (con L. Turuani, Rizzoli 2014); La fatica di diventare grandi. La scomparsa dei riti di passaggio (con M. Aime, Einaudi 2014).

 

“LENINGRADO” DI GIUSEPPE TORNATORE

Il lavoro forse più lungo del regista Giuseppe Tornatore è un film inesistente. Circa cinque anni in viaggi, indagini, ricerche d’archivio, incontri, interviste con testimoni, dietro alla pellicola da girare. “Leningrado” (di Giuseppe Tornatore e Massimo De Rita, Sellerio) è la storia di una violoncellista e dei suoi figli e familiari durante l’assedio della città di Pietro il Grande da parte dei tedeschi nella Seconda guerra mondiale. Un film epico che attraverso il tragico individuale avrebbe messo in scena gli orribili 900 giorni dell’assalto nazista a Leningrado, per fissarli nel ricordo che ancora non le viene riconosciuto. Tutti sanno di Stalingrado e della sua difesa. Pochi hanno idea del supremo martirio di Leningrado. Hitler aveva deciso di prenderla senza spreco di armamenti, letteralmente per fame, in tre mesi di assedio secondo i calcoli dei suoi esperti nutrizionisti. E invece i leningradesi sopravvissero per tre anni vittoriosamente. Ci riuscirono lungo mesi di orrore: il cannibalismo e il sacrificio dei figli più deboli per destinare il cibo ai più forti, il feroce rigore dei controlli degli apparati di sicurezza. Ma ci riuscirono innanzitutto perché seppero nutrire lo spirito, se non potevano i corpi. La vita intellettuale della città dell’Hermitage e del teatro Kirov, di Šostakovič (che proprio in quei giorni compose la Settima Sinfonia), non si attenuò nemmeno per un giorno. Tutto questo è rappresentato in Leningrado, la sceneggiatura qui pubblicata del film invisibile di Tornatore. Ma il libro non è solo questo. Il regista ricostruisce in un’ampia Nota le peripezie che hanno segnato i tentativi di produzione fin dai primi momenti. L’andamento delle ricerche storico documentali, la ricognizione delle location, gli incontri con i diversi possibili finanziatori, ciascuno con il proprio interesse da far valere (non sempre e non solo economico) e con la propria tattica aziendale, in una dialettica viva con le ragioni culturali degli autori. Insomma è la concreta industria del cinema che ci passa davanti agli occhi, in una cronaca senza egocentrismi e senza gossip; come il backstage su un film mai nato.

 

 

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