Minniti premier? Non esiste. A smentire l’ipotesi di un governo guidato dall’ ’uomo forte’ del Viminale, forte anche delle belle parole ricevute da Alessandro Di Battista e dunque dal Movimento 5 Stelle, è lui stesso, nel suo intervento a Circo Massimo su Radio Capital: “Io premier? La considero un’ipotesi del terzo tipo, dell’irrealtà” scherza, e smentisce ogni tipo di contrasto interno al Partito democratico, che anzi “si sta giocando questa partita con l’idea di una squadra”. Dall’altra parte ci sono M5S e Forza Italia: “Da un lato un ritorno al passato, dall’altro un passo verso l’ignoto. Poi c’è il PD, che ha difetti e ha fatto errori, ma si può presentare alle elezioni dopo 5 anni di governo con un paese migliore di come l’aveva trovato”. Il rischio instabilità però è dietro l’angolo, ma Minniti è tranquillo: L’Italia è un paese solido. Abbiamo un grande elemento di certezza: la capacità riconosciuta dal punto di vista istituzionale al presidente della Repubblica. Il 5 di marzo a vigilare ci penserà il presidente Mattarella”. L’immigrazione dall’esterno, il neofascismo dall’interno sono i problemi che Minniti ha dovuto fronteggiare nei suoi mesi al ministero dell’Interno: il suo bilancio è positivo ma, avvisa, è un lavoro che non va interrotto. Nel primo caso, “in questi mesi l’Italia ha messo in campo una visione delle questioni dei grandi flussi migratori. Il meccanismo è governare i flussi, cancellare la parola emergenza e diminuire gli arrivi. L’obiettivo di una grande democrazia è governare i flussi migratori, e non cancellarli”. Il cuore della proposta, dice Minniti, “non riguarda solo gli arrivi. Abbiamo affrontato anche la cooperazione con la realtà libica e con le tribù del sud, chiedendo a tutti di impegnarsi contro i trafficanti di esseri umani”. E sulla questione dei diritti umani, “abbiamo messo in campo l’Unhcr che non operava in Libia: ora sono a Tripoli, fino a undici mesi fa stavano a Tunisi. Abbiamo costruito una cooperazione con queste organizzazioni”. Dal punto di vista interno, invece, il ministro è chiaro: “Che ci siano episodi e forme di intolleranza è evidente: vanno contrastate con la legge e culturalmente. Ma non penso che l’Italia sia un paese razzista. Il rischio di alimentare l’estremismo è altissimo, per questo bisogna tenere insieme stabilità e cambiamento”. Eppure ha fatto discutere il cado di Macerata: “Sono orgoglioso che in questi 14 mesi da Ministro dell’Interno non ho vietato nessuna manifestazione a parte quella di Forza Nuova dopo Macerata – e non mi sono pentito di averla vietata”.
(Sis)