“Sono stati una vera e propria tragedia. Noi sequestrando Moro lo abbiamo praticamente condotto in un vicolo che alla fine si è rivelato cieco, in nome della ragion di Stato e di una presunta ragione rivoluzionaria. È il più grande errore che le Br abbiano commesso, sia dal punto di vista politico che da quello umano”. Così Adriana Faranda, oggi 67enne e condannata a trent’anni per il rapimento Moro e l’uccisione dei cinque uomini della scorta, in una intervista ad Ezio Mauro su Repubblica. Lo stesso Mauro sarà al centro stasera su Rai News 24 alle 21.30 di una intervista video a Giovanni Moro. Venerdì alle 21.15 su Rai 3 il docufilm “Condannato – Cronaca di un sequestro” dello stesso Ezio Mauro e su Repubblica la seconda puntata di “Cronache di un sequestro”, l’inchiesta in dieci capitoli di Mauro a quarant’anni dal sequestro dello statista Dc. Nella sua intervista Faranda inoltre aggiunge: “Siamo tutti responsabili. Non da un punto di vista giudiziario, ovviamente, ma da un punto di vista morale sì: abbiamo accettato l’idea che si potesse uccidere e l’uso politico della violenza”, “pensavamo che il potere reale si sarebbe spostato dallo Stato nazionale a strutture imperialiste come la Trilateral. In Italia il perno di questa ristrutturazione era la Dc. Nella Dc avevamo individuato tre nomi, Fanfani, Moro e Andreotti. Poi poco per volta si arrivò a un nome solo. Fanfani venne accantonato perché un po’ fuori dai giochi. Andreotti perché era l’uomo del potere, mentre l’intelligenza che stava dietro era di Moro. Per noi lui era la mente della Dc”. (14 mar – red)