“È in crisi la sovranità che scende dall’alto. Il nostro è il tempo della sovranità residua che opera nel campo dell’ordine pubblico e in quello dei diritti civili. Siamo in presenza di una richiesta di nuove forme di responsabilità. Ma che cosa riservi l’avvenire è incerto. Si fronteggiano due orientamenti: la chiusura e la repressione, da un lato; l’apertura e l’integrazione, dall’altro. In entrambi i casi, la base umana su cui pacificamente poggiavano gli Stati è messa in discussione”. Lo afferma Gustavo Zagrebelsky, in una intervista al Corriere della Sera, in cui parla del suo ultimo libro “Diritto allo specchio” in cui il giurista raccoglie una serie di lezioni centrate su un interrogativo: come fa una società a rendere coeso quell’insieme di interessi che l’attraversano? “La democrazia, per come la conosciamo, mira alla convivenza – afferma -. L’uomo forte oggi potrebbe essere invocato per garantire l’attuale livello di esistenza. Non lo immagino come colui che è in grado di creare l’Homo n uovo”. E aggiunge: “Si può dire che viviamo in un’epoca in cui la democrazia agisce contro se stessa. Come tutti i regimi politici può essere buona o cattiva. Sana o corrotta. La democrazia, che in partenza sembrerebbe il regime più amicale, pub trasformarsi in quello più odioso”. Dove alla fine vincono la paura e il risentimento? “C’è il rischio. Il risentimento ha una forma democratica ma un contenuto irrazionale e quindi pericoloso. La tua osservazione implica che l’attuale democrazia si debba basare su una responsabilità diffusa. Ma questa non la imponi per legge. O c’è o non c’è. In questo senso la democrazia è fragile. Essa non garantisce una polizza assicurativa”. (red – 20 mar)

