Nel 2017 si attesta al 10,1% la quota di famiglie italiane che lamentano irregolarità nel servizio di erogazione dell’acqua nelle loro abitazioni. Tale valore, il più alto dal 2011, nonostante sia in aumento se confrontato con il trend degli ultimi anni, è ancora distante dai picchi rilevati a partire dal 2002, soprattutto rispetto a quello del 2003 (17,0%). Lo rende noto l’Istat in un focus dedicato alla Giornata mondiale dell’acqua che si celebra oggi. Il disservizio investe in percentuali molto diverse tutte le regioni e interessa 2,6 milioni di famiglie, residenti per la maggior parte nel Mezzogiorno. Le regioni più esposte ai problemi di erogazione dell’acqua nelle abitazioni sono Calabria e Sicilia. Oltre un terzo delle famiglie (il 36,0%) che vivono in Calabria lamenta questa inefficienza, ma la quota è in calo rispetto al 2016 (37,5%). Particolarmente gravosa la situazione in Sicilia, dove non soltanto si registra una quota elevata di famiglie che lamentano irregolarità nel servizio di erogazione dell’acqua (35,9%), ma anche un sensibile peggioramento rispetto all’anno precedente di quasi sette punti percentuali. Rispetto ai valori critici precedenti, la quota di famiglie che lamentano irregolarità nel servizio di erogazione dell’acqua si riduce a quasi un decimo nelle regioni del Nord-est (3,5%) e del Nord-ovest (3,7%). Le famiglie che dichiarano di non fidarsi a bere l’acqua di rubinetto rappresentano ancora una quota considerevole, nonostante il progressivo miglioramento degli ultimi quindici anni: dal 40,1% nel 2002 al 29,1% nel 2017 (29,9% nel 2016). Tale sfiducia riguarda 7,4 milioni di famiglie e presenta una marcata variabilità territoriale. Le percentuali più elevate si rilevano in Sardegna (54,8%), Sicilia (53,2%) e Calabria (48,9%). Seguono, a notevole distanza, Umbria (37,3%), Molise (33,8%), Toscana (33,1%) e Campania (32,8%). La quota più bassa di famiglie che non si fidano a bere l’acqua di rubinetto si rileva, invece, nel Nord-est (18,6%); di poco superiore la percentuale del Nord-ovest (24,1%).
Nel 2017, a causa della “crisi idrica”, nei quattro principali bacini idrografici italiani (Po, Adige, Arno e Tevere) le portate medie annue hanno registrato una riduzione media complessiva del 39,6% rispetto alla media del trentennio 1981-2010. I mesi di maggiore siccità, analizzando gli andamenti dello SPI, riguardano soprattutto la seconda metà dell’anno, con condizioni di deficit pluviometrico sempre “estremamente secco”, unica eccezione il mese di dicembre nel bacino del Tevere che risulta “molto secco”. I primi mesi dell’anno, invece, mostrano regimi pluviometrici che vanno da valori “nella norma” a “estremamente secco”; solo il corso del fiume Po si presenta “estremamente secco” a partire dal mese di luglio. Dall’insieme delle analisi si evince, quindi, una forte riduzione dei deflussi idrici come conseguenza degli scarsi eventi meteorici. Nel 2017, durante tutti i mesi dell’anno si evidenzia nelle portate del Po, alla stazione di Pontelagoscuro, una diminuzione rispetto al periodo di riferimento 1981-2010, in media del 41,1%, con un picco negativo del 60,6% ad ottobre, passando da 5.173 a 2.040 milioni di metri cubi. Dall’analisi dello SPI è confermata la scarsità delle precipitazioni con regime “estremamente secco”, diffuso nella seconda metà dell’anno. Sul bacino dell’Adige, alla stazione di Boara Pisani, le portate sono diminuite mediamente di un terzo (-33,2%), registrando decrementi in tutti i mesi dell’anno, ad eccezione di agosto e settembre (+0,6% e +14,8%), e passando, rispettivamente, da 428 milioni di metri cubi nel trentennio considerato a 430 milioni di metri cubi nel 2017 e da 443 milioni di metri cubi a 509 milioni di metri cubi.
Il regime idrologico del fiume Arno nella stazione di San Giovanni alla Vena denota, nel 2017, un abbassamento generale medio delle portate del 27,3%, con un picco massimo positivo a settembre, e un raddoppio delle portate del 101,8%, passando dai 53 milioni di metri cubi del trentennio a 108 milioni di metri cubi. II mese di ottobre registra il decremento maggiore, pari all’88,2% (da 154 milioni di metri cubi a 18 milioni di metri cubi). Anche in questo bacino si calcolano, a partire da giugno, valori di SPI inferiori a -3 (“estremamente secco”). Il fiume Tevere, alla stazione di Ripetta, rispetto al periodo di riferimento 1981-2010, registra una diminuzione costante durante tutti i mesi dell’anno, in media del 39,0%, con il decremento maggiore del 55,3% a novembre, quando la portata media si è più che dimezzata, passando da 484 a 216 milioni di metri cubi. Secondo i valori dello SPI da giugno a novembre risulta una condizione pluviometrica “estremamente secca”, mentre a dicembre si evidenzia un ritorno ad un regime “molto secco”. (Red – 22 mar)
