Non ha nascosto l’emozione Roberto Fico nel suo primo discorso nei panni di presidente della Camera dei deputati. All’assemblea di Montecitorio che lo ha accolto con un lungo applauso ha subito assicurato che “onorerà il suo impegno di alta responsabilità con il massimo rigore e imparzialità”. Poi è passato ai saluti: al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella “garante degli equilibri e dei valori costituzionali “ e a Laura Boldrini “che mi ha preceduto in questo incarico” . Dopo aver ricordato l’anniversario dell’eccidio delle Fosse Ardeatine, il neo presidente è entrato nel vivo del suo intervento: “Questo è il luogo delle scelte che incidono sulla vita dei cittadini. Qui il futuro può prendere forma. Abbiamo il compito di rappresentare i cittadini”. “Qui si deve intercettare – ha continuato Fico – la richiesta di cambiamento: il rinnovamento deve essere la linfa vitale di questa legislatura”. L’appello di Fico è “che il Parlamento ritrovi la sua centralità” perché “un parlamento centrale è un parlamento dove i cittadini possono fidarsi”. E chi, alle elezioni del 4 marzo, ha dato fiducia al Movimento 5 Stelle non può ora non aspettarsi l’abolizione dei vitalizi e il superamento dei “privilegi”: “Il taglio dei costi della politica è il primo obiettivo – non tarda quindi a sottolineare Fico nel suo discorso – Sono convinto che si possono razionalizzare le spese senza tagliare i costi della democrazia. Tanto è stato fatto ma tanto ancora bisogna fare”. “Le decisioni finali devono maturare solo e soltanto nelle commissioni e nell’Aula, non consentirò scorciatoie né forzature nel dibattito parlamentare” assicura poi Fico. “Una comunità unita non può tollerare nessuna forma di illegalità e non si rassegna di fronte alle ingiustizie – ha continuato il neo presidente – è solo ritrovando lo spirito di essere comunità di cittadini che possiamo recuperare il senso di Stato che vogliamo incarnare: portare equilibrio laddove ci sono squilibri, in modo che nessuno debba più sentirsi ai margini e tutti riescano a esprimere le proprie potenzialità. E’ dall’individuo che bisogna ripartire”. (Gil – 24 mar)
