Come non detto: l’accordo tra Israele e Unhcr sul rimpatrio di etiopi ed eritrei attualmente sul territorio israeliano è durato un giorno solo. Dopo aver subìto ieri le smentite immediate di Italia e Germania, che erano state chiamate in causa quali Paesi obiettivo dei ricollocamenti, il premier Benjamin Netanyahu ha prima sospeso, poi stamattina definitivamente annullato il progetto. “Nelle ultime ore ho tenuto numerose consultazioni con il ministro dell’interno, con i professionisti e con i rappresentanti del popolo del Sud Tel Aviv – ha detto Netanyahu in un post su Facebook – Ho sentito un sacco di appunti sull’accordo. Dopo di che, e dopo aver preso in considerazione i pro e i contro, ho deciso di annullarlo. Nonostante le restrizioni legali e internazionali, continueremo a procedere con la determinazione di esaurire tutte le opzioni a nostra disposizione per rimuovere i rifugiati. Cerchiamo altre soluzioni”. Eppure poco prima il piano aveva ricevuto una prima conferma, direttamente dalla portavoce dell’Unhcr Carlotta Sami: “si tratta di un accordo che riguarda 39mila rifugiati di cui 16mila dovrebbero andare in altri paesi.” I circa 20mila che sarebbero rimasti, invece, sarebbero dovuti essere inclusi nella società israeliana tramite diverse forme di aiuto”. Ad ogni modo, aggiunge Carlotta Sami a Circo Massimo, parlando di immigrazione, “credo che il clima in Italia non sia negativo nei confronti di rifugiati. Gli italiani si rendono conto che è un principio sacrosanto. Ma c’è tantissima confusione, anche a causa di quello che si è sentito in campagna elettorale”.
(Sis)