Roma 6 apr – E proprio su Gomorra ha continuato: “Ogni opera, che sia un quadro o una serie tv, ha il compito di suggerire non di insegnare. Gomorra è un luogo della coscienza, il linguaggio è molto esplicito, c’è una violenza che determina il principio della serie. Osserviamo quella realtà attraverso gli occhi dei camorristi, per i quali la società civile e le istituzioni non esistono. Dopo sei anni di immersione sono diventato intransigente: non siamo portatori di un messaggio negativo, è difficile fare i conti con le proprie miserie ma bisogna farlo, altrimenti si dovrebbero cancellare 50 anni di storia del cinema”. Un progetto che lo vedrà impegnato anche nella quarta stagione, nonostante il suo addio al ruolo di Ciro. D’Amore infatti affiancherà alla regia Francesca Comencini e Claudio Cupellini: “Sarà divertente vivere il set da un altro punto di vista”, ha commentato senza svelare troppo. Tra i progetti futuri anche la realizzazione del suo secondo film con “La piccola società” in cui sarà sceneggiatore, protagonista e produttore. (red)