La guerra è finita? Secondo Andrea Orlando è un bene, perché “va sempre apprezzato quando i toni cambiano, al di là di quali siano gli esiti politici. Che questo poi porti a fatti concreti è un altro discorso”. Continua il muro del Pd rispetto alle possibili aperture di Luigi Di Maio, e il ministro della Giustizia uscente, a Circo Massimo, spiega: “Non so se ci siano condizioni per una forma di collaborazione, a parte quella sui singoli punti. Ho forti dubbi, partiamo da una grande distanza”. Per esempio, “Di Maio parla sempre del modello tedesco, ma continua a parlare per slogan mentre il programma della CDU della Merkel faceva i conti con una politica di governo”. Secondo Orlando “da Mattarella bisognerebbe presentarsi con un’agenda, fatta anche delle domande emerse dal voto”. E Salvini, elogiato da personalità considerate ‘di sinistra’ come Claudio Amendola e Alba Parietti? “Credo che nessuno, se si definisce di sinistra, può prescindere dal modo. Anche Orban sarà stato bravo: il problema è il modo”. Nelle parole di Orlando c’è spazio anche per una riflessione interna sul Partito democratico. “Spero che questa volta si arrivi alla costruzione di una piattaforma programmatica. Credo che ne vada della prospettiva del PD. Bisogna essere in grado di dare una risposta al voto”. E il nuovo segretario? “Mi interessa poco se verrà da assemblea o da primarie. Credo sia più semplice farlo tramite assemblea, ma se pure quello deve essere elemento di divisione…”.
(Sis)