Carlo Cottarelli, ex commissario alla spending review e già responsabile del Dipartimento bilancio del Fondo monetario internazionale, in un intervento su La Stampa, analizza il rapporto pubblicato ieri dal Fondo Monetario Internazionale sull’economia mondiale che, se indica un quadro positivo (il Pil mondiale cresciuto del 3,7% e l’area euro del 2,3% nel 2017), invita gli Stati a rafforzarzi in vista di prossimi shock economici. “Una cosa è certa: prima o poi ci saranno sorprese negative – avverte Cottarelli -. La domanda cruciale è se l’economia globale sia in grado di assorbire tali shock facilmente oppure se la crescita che stiamo sperimentando sia troppo fragile. Abbiamo raggiunto un livello adeguato di resilienza? Temo che la risposta debba essere negativa. Il problema principale è l’accumulo di debito privato e pubblico”, “nel 2016 il debito del settore non finanziario aveva raggiunto i 150 trilioni di dollari (il 225 per cento del Pil mondiale), di cui due terzi costituivano passività del settore privato. Da allora il debito è aumentato ulteriormente, anche se il Weo non fornisce cifre aggiornate. Ci dice però che la qualità del credito si sta deteriorando. I tassi di interesse bassi hanno spinto gli investitori verso strumenti finanziari a maggior rischio e la quota di obbligazioni di bassa qualità negli indici obbligazionari dei Paesi avanzati è aumentata”. E conclude: “La domanda è se la storia possa ripetersi, se, in altri termini, gli effetti di uno shock di origine monetaria (un aumento più rapido del previsto dei tassi di interesse) o uno shock di origine ‘reale’ (una recessione) non possano essere ingigantiti dall’esistenza di questa montagna di debito pubblico e privato. Si noti che, anche a livello di Paesi, gli squilibri continuano ad approfondirsi. I Paesi creditori (i principali essendo Cina e Germania) continuano ad accumulare avanzi di partite correnti, il che significa un ulteriore aumento della loro posizione creditrice verso il resto del mondo. In conclusione, la crescita prosegue ma la sua resilienza a shock che prima o poi si verificheranno non appare certo assicurata”. (18 apr – red)